La notizia non è recentissima ma è degna di particolari riflessioni: è disponibile ormai da qualche tempo la prima versione stabile di Apple Safari per sistemi operativi Microsoft, per la precisione la 3.1, che, è bene sottolinearlo, può essere eseguita solo su sistemi Windows XP e Windows Vista, mentre non è compatibile con Windows 2000.
Il rilascio di una versione definitiva del browser della casa della mela non può che fare felici gli sviluppatori (me incluso), soprattutto quelli che lavorano con i sistemi operativi Microsoft, in quanto possono testare il comportamento delle proprie applicazioni web senza ricorrere ad artifici particolari quali virtualizzazioni o prestito di unità Mac da amici compiacenti.
In aggiunta a ciò, però la Apple ha deciso di installare Safari anche a tutti i suoi utenti Windows facenti uso di QuickTime o iTunes: il prodotto infatti viene proposto di default (gìa selezionato) quando si effettuano gli aggiornamenti automatici (Apple Software Update) di entrambi gli applicativi.
Sebbene gli utenti skilled possano facilmente rifiutare l'installazione del browser (ma devono fare comunque attenzione a ciò che viene proposto in fase di aggiornamento) immaginiamo invece lo scenario più frequente relativo all'utilizzatore meno esperenziato che magari utilizza iTunes sul proprio personal computer perchè possessore di un iPodW. Un click e Safari diventa il browser di default sulla propria macchina, con tutte le conseguenze del caso: infatti subito dopo il rilascio sono state scoperte su di esso due gravi vulnerabilità.
Apple come Microsoft: la casa di Redmond non è nuova a questo genere di installazioni consigliate. Fece molto scalpore ai tempi, infatti, l'installazione tramite Windows Update, del WGA, il famoso controllo di genuinità dei prodotti dell'azienda di Redmond e, più recentemente Internet Explorer 7 spacciato come aggiornamento critico.
Ormai è una prassi comune: sono dozzine gli applicativi che durante le loro procedure di installazione propongono e consigliano (quando magari non installano di default ed in maniera silente) tool di terze parti orientati principalmente al supporto alla navigazione internet quali toolbar e similari. Un esempio per tutti il pacchetto Firefox più Google Toolbar.
La procedura di somministrazione tramite gli aggiornamenti automatici però è più subdola e sottile perchè presuppone la strumentalizzazione del rapporto di fiducia tra l'utente ed il tool che dovrebbe consentire allo stesso un uso più sicuro e funzionale dei propri applicativi.
Potevamo aspettarcelo da Apple? Secondo me è inutile meravigliarsi del fenomeno, dato che è solo un adeguamento ad un trend che sta ormai diventando consolidato da un paio di anni a questa parte. Apple sta praticando una politica molto aggressiva sia in campo hardware che software ed è fortemente intenzionata a guadagnare quote di mercato strappandole a tutti i potenziali competitors, soprattutto Microsoft; tutte le strade sono lecite, anche quella degli "aggiornamenti automatici".
Il problema però è importante. Il bacino di utenti che si avvicinano ex-novo al mondo dell'informatica è in aumento costante: approfittare della loro inesperienza è scorretto e, soprattutto, non professionale. Purtroppo le logiche del marketing all'interno dell'IT ormai non lasciano spazio ai sentimentalismi: la concorrenza è spietata e va contrastata ad ogni costo.
Ad ogni modo in tutta la vicenda è presente anche un lato divertente: durante l'installazione di Safari viene proposto, come consuetudine, un contratto di licenza che autorizza l'utente finale all'uso del browser sul proprio personal computer. Peccato che tale contratto citi esplicitamente la possibilità di installare l'applicativo solo ed unicamente su macchine Mac ("... single Apple-labeled computer at a time ..."), sfortunatamente, tale clausola sia stata mostrata anche durante le procedure di setup su sistemi Windows, rendendole di fatto illegali perchè violanti la licenza stessa. La segnalazione di tale anomalia alla Apple, è giunta proprio dall'Italia e la prima si è affrettata, con tanto di scuse, a modificare ed aggiornare la licenza in oggetto.
In conclusione, il già citato Apple Software Updater, durante l'installazione consigliata di Safari non controlla nemmeno la versione del sistema operativo Microsoft in uso. Cìo si concretizza in un bel crash per gli utenti di Windows 2000: non male ...
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