Da quando il web ha completamente trasformato la cultura informatica odierna, è diventato sempre più difficile restare aggiornati non solo per ciò che concerne le nuove tendenze di sviluppo software, ma anche per tutto ciò che è di contorno ed è al tempo stesso strettamente connesso con le nuove tecnologie.
Nel momento in cui si è compreso che internet è uno dei più potenti strumenti per veicolare operazioni di marketing (di qualunque genere esso sia), uno dei principali obiettivi di coloro che si occupano di advertising è stato quello di migliorare il più possibile il posizionamento dei siti da sponsorizzare nei principali motori di ricerca, siano essi Google, Yahoo! o i restanti (tanto per citare i più famosi).
L’attività di ottimizzazione viene identificata dalla sigla SEO, che è l’acronimo di Search Engine OptimizationW. Molti professionisti e società specializzate si occupano di questa attività che ormai è divenuta a tutti gli effetti una vera e propria disciplina informatica, con tanto di corsi dedicati, cultori della materia e quant’altro si possa immaginare in proposito.
Personalmente mi sono occupato di SEO in maniera sempre marginale, principalmente in base alle esigenze nate di volta in volta a seconda dei progetti ai quali mi sono dedicato, non avendo mai avuto richieste di posizionamento particolarmente “spinte” da parte dei miei interlocutori.
Recentemente, però, mi sono dovuto interessare in maniera un po’ più approfondita all’argomento avendo notato una strana crescita di commenti (lasciati esclusivamente da visitatori stranieri) soprattutto negli articoli pubblicati sia in lingua italiana che inglese e che hanno un notevole numero di visite soprattutto da referrer esteri.
Il nicknameW utilizzato dall’autore di questi commenti era sempre il medesimo ma, il link e l’indirizzo di email utilizzati per poter registrare il proprio intervento, sempre differenti. In un primo momento la cosa non mi ha insospettito, fino a quando la frequenza di queste “testimonianze” è cominciata ad aumentare.
E’ interessante notare che i testi dei commenti (in inglese) erano tutti differenti e comunque di senso compiuto, anche se estremamente banali, del tipo: “Ti ringrazio per questo ottimo plugin”, “Ben fatto. Proverò senz’altro il tuo codice”, e via discorrendo (ovviamente ho citato i testi con le opportune traduzioni nella nostra lingua).
In conclusione, questo sito veniva utilizzato per veicolare link tramite un’opportuna combinazione di keyword (sempre la stessa) all’interno di quello che viene definito come SEO ContestW.
Immagine tratta da SEOToons
Anzitutto devo ammettere la mia completa “ignoranza” in materia (dove per ignoranza si intende il vero significato etimologico della parola, ovvero “non sapere”) anche se non mi sono stupito più di tanto per quanto avvenuto, dato che ormai si organizzano contest su qualunque genere di attività in rete.
Questa la definizione da Wikipedia, al momento solo in lingua anglosassone purtroppo:
An SEO contest is an activity awarding prizes that challenges search engine optimization (SEO) practitioners to rank themselves among the major search engines such as Google, Yahoo, and MSN using certain keyword(s). This type of contest is controversial because it often leads to massive amounts of link spamming as participants try to boost the rankings of their pages by any means available.
The organizing body of an SEO competition may hold the activity without promotion of a product or service in mind; or they may organize a contest in order to market something on the Internet. Participants can showcase their skills and potentially discover and share new techniques for promoting websites.
In sintesi, esistono società od organizzazioni (il più delle volte proprio dedicate al settore dell’advertising) che organizzano concorsi a premi mirati al migliore posizionamento nei motori di ricerca di siti creati ad hoc dai concorrenti (spesso sono domini temporanei) tramite link “diffusi” in rete con tecniche più o meno lecite.
In buona sostanza un’incitamento alla produzione di spamW, anche se, approfondendo l’argomento, ho appreso che molti di questi “concorsi” sono spesso regolamentati in maniera ferrea proprio al fine di non favorire quelli che potremo definire in maniera molto attuale, come i “furbetti del web”.
Ciò non toglie, comunque, che le operazioni di “spargimento” di link non siano ben viste dai motori di ricerca più autoritari, come ad esempio, Google, che sicuramente tende a sfavorire i siti di provenienza dei link incriminati.
Per quello che concerne il caso specifico del quale sono stato “vittima” (mi si permetta il termine), una volta individuata la sequenza di keyword ricorrente, ho provveduto all’eliminazione di tutti i commenti “finti” (tanto non erano di alcun contributo alle discussioni create su ciascun articolo). Questo sito è già stato più volte penalizzato da Google per problemi di errori Http 500, o piccole disfunzioni nel codice .NET, per dover essere ulteriormente punito per “responsabilità” che non gli si possono attribuire.
Un ulteriore fattore di sospetto che mi ha indotto a condurre questa mia indagine di approfondimento è stata la presenza nell’elenco dei referrer quotidiani registrati (in maniera nativa) da BlogEngine.NET , di visite provenienti da KeywordSpy, che è un portale dedicato appunto all’analisi delle “chiavi di ricerca” più frequenti all’interno di un sito web, in ragione dei motori di ricerca stessi.
In conclusione, mi auguro che questo sito non diventi più “vittima” di operazioni di questo tipo (anche se sarà difficile, visto che ha un notevole flusso di visite soprattutto dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra e, da un paio di mesi a questa parte, anche dagli stati più orientali).
Per tamponare il verificarsi di situazioni analoghe in futuro, sto seriamente pensando di introdurre la moderazione nei commenti, anche se questo è decisamente contrario alla mia visione di blog. Mi auguro che i miei lettori possano confortarmi adeguatamente in merito.
N.B.: i più attenti avranno notato che non ho citato le keyword incriminate relative al contest e nè il contest medesimo. La cosa è naturalmente intenzionale: non desidero favorire ulterioremente la competizione in oggetto. Chi fosse interessato può notificarmelo tramite i commenti e gli comunicherò tutte le informazioni necessarie tramite posta elettronica.