Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini e dei minori nel mondo, ha recentemente promosso, in partenariato con Adiconsum e con il sostegno della Commissione Europea, una campagna di sensibilizzazione ad un utilizzo sicuro e responsabile delle nuove tecnologie in rete, siano esse veicolate via supporto cablato (internet) che tramite l’uso di dispositivi mobili (telefoni cellulari).
L’iniziativa, assolutamente lodevole nonché, a mio avviso, ormai indispensabile, dato il recente aumento di interesse verso i social network, Facebook in primis, e non solo da parte dei giovani e giovanissimi, è stata supportata dal network La7 mediante la realizzazione di due spot.
Il primo cortometraggio, della durata di 30 secondi, è stato realizzato tramite animazioni: è reperibile su Youtube, per cui ad esso è stata data la massima disponibilità alla diffusione, ma non è stato trasmesso su alcun canale televisivo (neanche da La7), sembra perché giudicato forse, un pò troppo “forte” per la presenza, anche se stilizzata mediante cartoons, di nudo.
In effetti, il messaggio trasmesso da questo primo spot non è proprio immediato e, solo se si è già minimamente padroni dell’argomento trattato, se ne riesce a percepire, ma solo dopo averlo visionato, il significato intrinseco.
Primo video campagna Posta con la testa
Il secondo spot è decisamente più significativo: abbandonata la tecnica animata, si utilizza la “metafora” della bacheca scolastica assimilata alla “rete delle reti” per mostrare come, una volta pubblicata una foto su di essa, questa diventi disponibile a tutti e praticamente impossibile da rimuovere.
Il segnale è analogo a quello trasmesso dal primo spot, solo veicolato in maniera più semplice ed immediata e sicuramente più “avvertibile” dal pubblico giovane, avendo utilizzato l’ambientazione scolastica che risulta più familiare e facilmente interpretabile.
Questo spot viene invece trasmesso con una certa regolarità dal canale La7, a partire dal 17 novembre 2008: infatti proprio dopo averlo visto sul canale medesimo, avendo apprezzato il fine dell’iniziativa, ho deciso di raccogliere più informazioni in merito.
La cosa incredibile è la decisione presa di non effettuare (o non consentire, ma questa è un’ipotesi) la trasmissione dello spot anche sulle reti nazionali e sul circuito Mediaset che, con tutto il rispetto per il network di produzione, avrebbero sicuramente un bacino di utenza più vasto e consentirebbero una maggiore diffusione del messaggio.
Ma l’evento ancora più strano è stato la “rimozione” dello spot in oggetto anche da Youtube, dove era stato inizialmente pubblicato, presumibilmente dal personale di Save the Children, e successivamente, inspiegabilmente rimosso. Infatti se si prova a cliccare sul link pubblicato nel comunicato stampa relativo al video medesimo, si viene reindirizzati al messagio di Youtube che ne annuncia la rimozione.
Le ipotesi possono essere molteplici: la prima e più plausibile che mi viene in mente è quella relativa ad una questione di diritti trasmissivi. Probabilmente La7 non ha consentito la pubblicazione del proprio spot avendone l’esclusiva per il passaggio in video.
Se così fosse, sarebbe decisamente un contro senso dal punto di vista di diffusione del messaggio: una campagna di sensibilizzazione non a fine di lucro, dovrebbe essere ad ampio spettro e quindi aperta al maggior numero di media disponibili per favorirne la massima raggiungibilità. In quest’ottica la pubblicazione su Youtube che favorisce inoltre l’embedding su altri siti, siano essi blog, portali o forum, sarebbe stata la prima operazione da effettuare e soprattutto da consentire.
Infatti, ad esempio, il sottoscritto è impossibilitato a permettere la visione immediata dello spot (che comunque consiglio a tutti, perché molto significativo) direttamente da questo articolo e può limitarsi esclusivamente a rimandare alla lettura del comunicato stampa pubblicato sul blog de La7, ove è possibile visionare il video in formato embedded (ma non legalmente condivisibile).
Un esempio di “viral marketing” errato o un tipico controsenso dei network televisivi fortemente ancorati sulla logica del possesso e del copyright anche nel caso di iniziative non a scopo di lucro ?
Non avendo altre informazioni in merito non sono in grado di formulare giudizi certi; l’unica cosa evidente è che un iniziativa “importante” e “significativa” come questa, soprattutto in un periodo di forte attenzione dei media e del pubblico verso determinati tipi di servizi veicolati via internet, avrebbe dovuto ricevere un’attenzione ed un trattamento decisamente differente.
Aggiornamento
Grazie alla segnalazione di Roberto Felter, ho pututo pubblicare il link alla versione in lingua inglese (presumo originale) dello spot ancora disponibile su TeacherTube.
Il messaggio "Posta con la testa" diventa "Think before you post": il senso è il medesimo, il valore anche.
Think before you post