26 agosto 2009  0

Cos’è un computer ?

Storia / Tecnologia 

Rispondere alla domanda “cos’è un computer ?” non è così facile come rispondere a “cos’è un televisore ?” o a “cos’è una lavatrice ?”, poiché un computer – diversamente da altri apparecchi elettrici – non ha un’unica funzione. I computer digitali, anche quelli di bassissimo costo, costituiscono una nuova generazione di apparecchi che possono avere un’infinità di applicazioni a seconda delle istruzioni (programmi) a loro impartite.

Il concetto di “programmabilità” non è del tutto estraneo all’ambiente domestico: basti pensare alle lavatrici e a certi tipi di cucine, che offrono la possibilità di scegliere tra diverse alternative di lavoro. Queste alternative sono veri e propri “programmi” predeterminati dal fabbricante. Nel caso dei computer, però, è possibile variare il programma a piacimento, adattandolo così ai più disparati impieghi: elaborazione dei testi, divertimento e giochi, gestione di contabilità e così via.

Com’è possibile che un computer possa svolgere compiti così diversi ? E’ ciò che impareremo col progredire del corso; per adesso limitiamoci ad esaminare brevemente alcuni principi di base.

Ai fini di questa prima spiegazione, un computer può essere paragonato ad una scatola piena di minuscoli interruttori collegabili tra loro secondo più combinazioni. Un computer è, in realtà, qualcosa di molto più complesso, grazie soprattutto all’enorme progresso tecnologico: basti sapere che anche nei più piccoli computer sono spesso presenti più di 250.000 piccoli “interruttori”. Ciò è oggi possibile usando il più recente frutto della tecnologia elettronica: il “chip al silicio”.

Ognuno di questi piccoli interruttori può essere chiuso (on) o aperto (off). Chiunque abbia una minima conoscenza di calcolo combinatorio è in grado di comprendere che le variazioni possibili sono immensamente numerose. Con grande vantaggio per l’utente, i computer vengono venduti corredati di appositi programmi interni alla macchina, capaci di gestire convenientemente tutte le possibili combinazioni di questi interruttori, permettendo di “parlare” al computer mediante semplici parole della lingua inglese.

Molte persone si stupiscono nello scoprire che di per se il computer non possiede alcuna conoscenza “utile”. Ci si meraviglia che non sappia quale sia la capitale dell’Afghanistan o l’altezza del Monte Bianco. Nonostante la vasta diffusione di questi apparecchi, infatti, è ancora diffusa l’errata convinzione che il computer sia un “cervello elettronico” sede di tutto lo scibile umano.

Siamo ancora lontani da una simile realtà: il “cervello” del computer (il chip di silicio) non conosce né l’alfabeto né, tantomeno, l’aritmetica. Anzi la sua conoscenza si limita ad alcune centinaia di combinazioni numeriche: qualsiasi tipo di informazione deve essere necessariamente convertito in numero per essere usato dal computer. Quei minuscoli interruttori, cui abbiamo accennato prima, servono, appunto, a memorizzare numeri: una combinazione di interruttori chiusi/aperti rappresenta un numero nel sistema binario (nel quale esistono soltanto i valori 0 e 1). Il fatto che il computer possa ricordare, o più precisamente “conservare”, un’informazione è la base del suo stesso funzionamento …

Avete appena letto un piccolo pezzo di storia, più precisamente un estratto del capitolo introduttivo del primo fascicolo de “Il mio computer. Corso pratico di Informatica: Micro, Mini e Personal Computer”, pubblicato dall’Istituto geografico de Agostini nel 1984.

L’opera, originariamente pubblicata in inglese con il titolo “The home computer course”, è stata la base sulla quale ho successivamente edificato quella che è diventata la passione e, successivamente, il lavoro della mia vita.

E’ interessante notare come, a distanza di un quarto di secolo, le parole utilizzate dagli autori siano ancora incredibilmente attuali e al tempo stesso facilmente comprensibili per la loro semplicità.

In 25 anni sono cambiate tantissime cose, forse anche più di quelle che furono predette ai tempi, ma alcuni dei luoghi comuni citati restano ancora fortemente radicati nella cultura di quanti (tuttora numerosissimi) si avvicinano alla tecnologia con sospetto e scetticismo.

Basteranno i prossimi 25 anni per dare una svolta definitiva a tutti i preconcetti ?

Esprimi il tuo giudizio

Aggiungi Commento

biucitecode
  • Commento
  • Anteprima
Loading


| |   |  

Codice QR

Codice QR - cristianofino.net

Ultimi Commenti