27 aprile 2009  11

Guadagnare 75.000 dollari all’anno con un blog ?

Web 2.0 

blog Generalmente non affronto discorsi relativi al cosiddetto “guadagno on line” tramite la redazione di blogW, forum o webzine, principalmente perché non riguardano quello che potrebbe essere individuato come il target (o se preferite la “mission”, per usare un termine molto caro ad alcuni) di questo sito, evidentemente orientato verso la pubblicazione di contenuti relativi alla tecnologia, all’informatica e alla programmazione.

In passato, però, ho analizzato più volte quella che è la forma più diffusa di advertising on line, ovvero Google Adsense, più che altro per esprimere dei giudizi di merito, piuttosto che “consigli per l’uso” o “metodi per usarlo al meglio”.

Con queste premesse ho letto con una certa curiosità l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera che, a sua volta, prendendo spunto da un pezzo di Mark Penn sul Wall Street Journal, riferisce come in America, sembra che fare il bloggerW stia diventando una professione non solo eccezionalmente diffusa, ma anche molto redditizia.

Naturalmente, per cogliere il senso esatto di quanto pubblicato ho dovuto riferirmi molto attentamente all’articolo citato, dato che nel pezzo pubblicato sul blog del Corriere, alcuni numeri erano snocciolati in maniera casuale e, molto probabilmente, anche posizionati ad arte per incuriosire ed affascinare il lettore.

Anzitutto è importante sottolineare un dato importantissimo: tutto quanto affermato nei due articoli va ovviamente inquadrato nella realtà americana e non è in alcun modo (almeno per il momento) riconducibile ad uno scenario nemmeno minimamente probabile nel nostro paese.

Una media di 100.000 visite uniche al mese (è meglio precisare l’intervallo temporale perché nel pezzo in italiano non viene fatto) può garantire una rendita annua di 75.000 $ all’anno  ?

Probabilmente negli Stati Uniti potrebbe anche essere possibile, ma sicuramente non solo grazie al “pay per click” o al “pay per view”, se non in congiunzione con altri canali di introito come la pubblicazione di “post su richiesta” (ovvero dietro pagamento da parte di uno sponsor) su determinati prodotti o argomenti di settore, l’adesione a “circuiti pubblicitari” dedicati molto più remunerativi di Adsense o similari o addirittura la scrittura a pagamento di articoli su altri blog o magazine on line.

soldi

Una cosa è certa, se i blogger sono sempre di più (in America hanno quasi raggiunto in numero gli avvocati), la percentuale di coloro che guadagna veramente bene da questo “lavoro”, se così possiamo definirlo, è certamente ridotta rispetto alla totalità, o perlomeno non riesce a guadagnare la cifra media indicata come punto di riferimento.

Spostando, però, la situazione nel nostro paese, proviamo ad isolare un caso specifico. Questo blog per esempio, ha una media di circa 15.000 visite al mese: al momento, senza alcun tipo di ottimizzazione o ricerca di particolari posizionamenti dei banner pubblicitari in esso presenti (anche perché, come ripeto, la presenza dei medesimi non è finalizzata in alcun modo alla monetizzazione) i ricavi non raggiungono i 60 $ mensili.

Ipotizzando il raggiungimento del numero di 100.000 visite, facendo un rapido calcolo basato ovviamente su una media aritmetica, si potrebbe raggiungere al massimo una cifra di 400 $, valore be lontano dai 6250 $ medi ipotizzati nel pezzo di Mark Penn. Ovviamente si parla di un blog che non punta sulla pubblicità e che, in ogni caso non è ottimizzato in alcun modo per essa, quindi l’esempio non è assolutamente né esaustivo e né indicativo, però può dare un’idea del “dislivello” numerico tra quelle che possono essere le stime americane (che giocano anche su una platea decisamente più vasta grazie all’uso della lingua inglese) e la realtà italiana.

Il succo del discorso è però un altro: sull’onda della diffusione di informazioni di questo tipo (e anche di altro genere) stiamo ormai assistendo al proliferare di nuovi blog spesso inutili contenitori di notizie riciclate o dalla stampa estera o da quella locale. Il fenomeno è preoccupante perché è lesivo su due differenti livelli: il primo relativo all’originalità dei contenuti che non solo disorienta i lettori, ma anche i motori di ricerca che, spesso, forniscono notizie inesatte o incomplete proprio in relazione alla duplicazione delle informazioni. Il secondo in merito alla riduzione delle capacità di penetrazione dei blog più di spessore o di nicchia che, magari, non riescono ad emergere nei meriti e nelle modalità dovute.

In buona sostanza, guadagnare con un blog, cercando di sostituire con esso un’attività di lavoro standard, almeno in Italia è molto difficile (sicuramente non impossibile) e non certo alla portata di tutti, soprattutto tenendo conto del numero di ore che si dovrebbero dedicare ad essa (in America i blogger professionisti arrivano a lavorare anche 60 ore alla settimana, se non di più).

Probabilmente sarebbe auspicabile che i media ed i canali informativi fossero un po’ più realisti nella fornitura di notizie riguardo questo delicato argomento: ne gioverebbe tutta la rete e, soprattutto, la qualità delle notizie pubblicate dai cosiddetti “editori non professionisti” che, al momento, è a mio avviso un po’ in declino.

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Commenti (11) -

Val3ri0
Val3ri0
27 apr 2009 alle 12:44  01
ti posso confermare il trend che hai esposto.

Ipotizzando il raggiungimento del numero di 100.000 visite, facendo un rapido calcolo basato ovviamente su una media aritmetica, si potrebbe raggiungere al massimo una cifra di 400 $, valore be lontano dai 6250 $ medi ipotizzati nel pezzo di Mark Penn.

io sto su quelle visite e su quelle cifre, il blog è abbastanza ottimizzato, ma più di tanto al mercato italiano non si può chiedere..
Cristiano
Cristiano
27 apr 2009 alle 13:35  02
Val3ri0 ha scritto:
ma più di tanto al mercato italiano non si può chiedere..
... posso immaginare.
Sfortunatamente le informazioni che spesso circolano in rete tendono ad essere "troppo ottimistiche".
Meglio quindi attenersi a casistiche più reali, proprio come la tua Wink
Luigi
Luigi
27 apr 2009 alle 13:50  03
Ciao,

articolo molto interessante.

Io penso che si puo' guadagnare bene con un blog di nicchia  se si entra nel giro delle concessionarie pubblicitarie che pagano a cpm allora anche 100000 visitatori al mese sono ok.
Per guadagnare con adsense credo che bisogna avere una decina di blog che fanno almeno dalle 7000 alle 10000 pageviews al giorno..Ma non e' impresa facile e almeno all'inizio occorrono articolisti e investimenti iniziali in contest e web marketing.

Saluti
Andrea Romagnoli
Andrea Romagnoli
27 apr 2009 alle 14:41  04
Ne avevo parlato anche sul mio blog personale ( andrea.technoburger.net/adsense-e-partita-iva/ ): in Italia bisogna fare i conti anche con la partita IVA.

Un account adsense che "seguo" fa 11€ al giorno in media, precisi precisi. La partita IVA costa (per piccoli guadagni) proprio 11€ al giorno.

Morale: i 400/420$ sono il minimo che bisogna guadagnare con un sito, per poter dire: "col mio sito guadagno 0€, ma almeno non ci vado in perdita". Insomma, quelle che sembrano tante visite, sono solo un punto di partenza. Frown

PS: con questa considerazione si comincia a capire meglio perché, in Italia, fioriscano così tanti "splog" automatici: con un sito gestito da una sola persona, è difficilissimo ricavare qualcosa. Frown
RobbyAnz
RobbyAnz
27 apr 2009 alle 16:15  05
Ahi noi!
purtroppo è vero che troppo spesso l'informazione tecnologica quando finisce su giornali generalisti 'di carta' viene spesso deformata ad arte per attrarre in qualche modo il lettore.
cifre come quelle dette mi sembrano veramente fuori dal mondo se non includiamo tutta una serie di 'benefit' dovuti alla notorietà che però solo qualche centinaio di persone al mondo possono permettersi.

Peccato, perchè carta stampata e informazione generalista avrebbero veramente bisogno di giornalismo tecnologico di qualità...
Cristiano
Cristiano
27 apr 2009 alle 23:42  06
Non bisogna dimenticare ciò che è alla base della figura originaria del "blogger", ovvero il desiderio di comunicare e condividere il proprio pensiero per dare vita a discussioni che possano arricchire le argomentazion di base.

La figura è di per se decisamente "romantica" e del tutto "estica": la monetizzazione di questa figura ideale è, in fin dei conti, una sorta di distorsione che ne snatura completamente il progetto iniziale.

Insomma si rischia di contaminare le proprie idee e la loro relativa pubblicazione, in funzione dell'acquisizione di traffico mirato al profitto, e non alla fidelizzazione dell'interesse dei visitatori.
Marco
Marco
30 apr 2009 alle 09:02  07
@ Andrea Romagnoli:

Non ho capito bene una cosa, la partita iva cosa centra con google ad sense?
Mi puoi spiegare gentilmente questo particolare?
Grazie
hermansji
hermansji
03 mag 2009 alle 14:31  08
Ci sarebbe anche da considerare la qualità della pubblicità ospitata. Una offerta talmente diversificata consente, secondo me, un migliore abbinamento tra utente medio, magari sulle prime alla ricerca di altro, e pubblicità offerta, che potrebbe incuriosirlo. In Italia l'offerta è poca e spesso poco appetibile.
.:.
Cristiano
Cristiano
03 mag 2009 alle 17:52  09
@ hermansji:
Mi sembra che Google ci stia provando tramite la "pubblicità basata sugli interessi".
Sarebbe interessante verificarne effettivamente "sul campo" il funzionamento.

eMule
eMule
05 mag 2009 alle 19:43  10
@ Val3ri0:

Infatti il problema e' dato proprio dal mercato italiano: avere un blog in lingua inglese con quelle cifre sfrutterebbe molto di piu'. Qualcuno dice:"Italiano guarda ma non compra"... e' la verita' Smile
Marco
Marco
06 mag 2009 alle 17:26  11
In merito a questo argomento, volevo sapere se qualcuno di voi conosca certificazione google o seo accreditate i costi e come "si fanno", grazie a tutti

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