E' ormai un dato di fatto che la diffusione esponenziale dei blogW amatoriali e non su internetW sia accompagnata dal dilagare dei fenomeni di plagio e di duplicazione anarchica ed incontrollata dei contenuti.
Tali eventi sono maggiormente aggravati nel caso in cui i contenuti stessi siano naturalmente prodotti sotto particolari licenze che possono andare dal copyright regolato dalla vigente normativa sul diritto d'autore, alle particolari licenze open source, importate dai nostri cugini d'oltreoceano, che vanno sotto il nome di Creative Commons.
La maggior parte dei siti (o blog) amatoriali si affidano proprio a questo genere di licenze per la pubblicazione e diffusione delle proprie opere intellettuali sia che si possano assimilare al semplice diario on line che alla webzine dedicata ad uno specifico argomento. La scelta in se è dettata proprio dal fatto che, essendo le licenze Creative Commons di tipo open source, rientrano in una filosofia di condivisione e costruzione partecipativa tipica delle nuove tendenze del web 2.0, improntate appunto sulla logica collaborativa.
Per entrare meglio in argomento, cito testualmente cosa recita l'introduzione del sito italiano dedicato alle licenze Creative Commons:
Le licenze Creative Commons offrono sei diverse articolazioni dei diritti d'autore per artisti, giornalisti, docenti, istituzioni e, in genere, creatori che desiderino condividere in maniera ampia le proprie opere secondo il modello "alcuni diritti riservati". Il detentore dei diritti puo' non autorizzare a priori usi prevalentemente commerciali dell'opera (opzione Non commerciale, acronimo inglese: NC) o la creazione di opere derivate (Non opere derivate, acronimo: ND); e se sono possibili opere derivate, puo' imporre l'obbligo di rilasciarle con la stessa licenza dell'opera originaria (Condividi allo stesso modo, acronimo: SA, da "Share-Alike").
In buona sostanza, pubblicare dei contenuti tramite una licenza di questo tipo, non ne autorizza a priori la redistribuzione o copia in maniera gratuita (dove per gratuito si intende la non regolamentazione), ma ne vincola l'autorizzazione e pubblicazione medesima a delle regole che, se non rispettate, vanno automaticamente ad infrangere quei "pochi" e "limitati" diritti che l'autore rivendica come conditio alla loro pubblicazione.
In tal senso è opportuno analizzare attentamente le singole licenze disponibili, in quanto impongono dei vincoli che, se erroneamente interpretati o male applicati, non renderebbero legale la riproduzione di creazioni di terze parti trasformandola di conseguenza in plagio o in duplicazione illegale.
Prendiamo ad esempio la tipologia "Attribuzione - non commerciale - Condividi allo stesso modo".
Essa consente:
- di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare l'opera
- di modificare l'opera
A condizione che:
- Ne sia rispettata l'attribuzione: è necessario attribuire la paternità dell'opera nei modi indicati dall'autore o da chi ha dato l'opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino il riutilizzatore o il modo in cui quest'ultimo la utilizzi.
- Sia non commerciale: l'opera non può essere usata per fini commerciali, ergo a scopo di lucro.
- Sia condivisa allo stesso modo: Se l'opera viene alterata o trasformata, o utilizzata per crearne un'altra, essa può essere distributa solo con una licenza identica o equivalente a questa.
Ciò significa che se si decide di pubblicare alcuni contenuti presenti in un sito e rilasciati dall'autore sotto tale licenza è necessario attenersi a poche semplici regole che, se non rispettate, andrebbero ad infrangere i "pochi diritti riservati" della stessa, ponendo in condizione di difetto il riutilizzatore.
- I contenuti possono essere ripubblicati e/o modificati ma DEVE essere espressamente indicata la paternità degli stessi indicando chiaramente l'identità dell'autore e, nel caso di pubblicazioni su web, il link all'opera originaria etichettato mediante il titolo della stessa. Un collegamento anonimo del tipo "link/fonte" o similare NON è valido ed infrange comunque il diritto di attribuzione dell'opera.
- I contenuti non possono essere ripubblicati in pagine contenenti messaggi pubblicitari o finalizzati all'acquisizione di introiti, perchè si infrangerebbe il diritto di non commercializzazione dell'opera.
- La ripubblicazione dei contenuti deve essere accompagnata di concerto dalla chiara indicazione della licenza originaria altrimenti non si rispetterebbe il diritto di condivisione allo stesso modo.
Risulta chiaro, quindi, come l'applicazione delle licenze Creative Commons non autorizza in maniera del tutto esplicita la copia incontrollata e spregiudicata delle informazioni. La conoscenza di queste poche e semplici regole favorisce non solo la corretta condivisione e distribuzione delle opere altrui, ma anche il loro riuso, senza per questo rischiare l'accusa di plagio o di clonazione, molto spesso dovuto più alla mancanza di informazione in merito che ad un fine meramente fraudolento.
Sarebbe auspicabile una maggiore diffusione in rete di queste poche e semplici regole da parte di tutti coloro che intendono distribuire i propri contenuti mediante le licenze Creative Commons.
A tal scopo inviterei tutti i lettori abituali o occasionali di questo modesto blog a prendere a cuore l'iniziativa scrivendo un post in merito e citando questo articolo come fonte, sperando che questa iniziativa "virale" contribuisca ad una maggiore consapevolezza su questo delicato argomento.
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