Mike Davis, analista della società Ovum, ha affermato che il recente aumento della diffusione del malwareW in ambiente MacOSW sia un elemento estremamemente positivo: in un articolo pubblicato su WebUser, egli sostiene infatti che il maggiore interesse mostrato da parte dei cyber criminali al sistema operativo della mela morsicata sia motivato principalmente dal suo rinnovato successo commerciale che ne ha amplificato enormemente il coefficiente di penetrazione sul mercato.
Una maggiore penetrazione sul mercato implica un aumento dei potenziali utenti, nonchè possibili vittime di frodi e/o raggiri perpetuati mediante strumenti informatici quali adaware, spyware, virus e quant'altro "iniettabile" sul sistema operativo ospitato dai personal computer dei medesimi.
Il segnale è forte anche da parte delle società fornitrici di sicurezza: lo stesso analista ha osservato di concerto, una maggiore attenzione da parte dei vendors nei confronti di OS X soprattutto per quanto riguarda il rilascio di pacchetti applicativi orientati alla protezione del sistema.
Mike Davis sostiene inoltre che i soggetti interessati dalle attenzioni degli hackerW saranno anche i possessori degli iPhoneW (presenti e futuri) e non solo gli utenti delle macchine desktop o laptop di Apple. Anche questo in virtù del grande successo ottenuto dal telefono cellulare della mela e, soprattutto, a seguito delle vulnerabilità riscontrate su di esso immediatemente dopo il suo rilascio.
Il grande Oscar WildeW affermava: "parlate male di me, purchè ne parliate". Questa massima si potrebbe applicare al fenomeno descritto da Davis e del quale, probabilmente, la Apple potrebbe in parte rallegrarsi.
Le considerazioni fatte dall'analista britannico non sono così incredibili come sembrerebbero ma, semplicemente, si basano su meri concetti statistici. La situazione dei sistemi operativi Microsoft conferma decisamente la tesi sostenuta: la penetrazione del mercato da parte della casa di Redmond è attualmente intorno al 91.2 % (contro il 7.8% di Apple), secondo l'articolo citato inizialmente. E' evidente che chi ha maggiori quote di mercato, avendo di conseguenza un maggiore bacino di utenza, rappresenta un obiettivo imprescindibile per chi intende approfittarne mediante azioni illecite.
A maggiore successo, maggiori attacchi, maggior numero di cyber criminali che cercano di violare la sicurezza del sistema sotto l'occhio del ciclone. E' evidente che in uno scenario di questo tipo sia più facile la scoperta di vulnerabilità o criticità di cui poter approfittare: una mera applicazione della legge dei grandi numeri.
Questo giustificherebbe in parte, anche la rinomata tendenza dei sistemi operativi Microsoft ad essere considerati come poco sicuri: la sicurezza in se è un concetto molto evanescente soprattutto se rapportata ad una situazione in cui l'unico obiettivo è violarla a fini assolutamente illeciti e non motivati da scopi semplicemente edonistici (leggasi "trovare la falla" solo per avere la soddisfazione di potersi attribuire la paternità dell'evento).
In ambito Apple, però, a mio modesto parere, lo scenario potrebbe assumere degli aspetti preoccupanti: la maggior parte degli end user della mela hanno fatto la propria scelta proprio in virtù di un'usabilità più immediata e trasparente a discapito, probabilmente, di una maggiore tendenza a trascurare configurazioni applicative meno limpide. Questo potrebbe costituire un terreno più favorevole alla penetrazione del malware ed alla realizzazione di software dannoso più subdolo e di difficile individuazione da parte degli utenti meno preparati perchè meno avvezzi a questo genere di problematiche.
La Apple ha una grande sfida di fronte: dovrà dimostrare che all'umentare degli attacchi il proprio sistema riuscirà a reggerne ragionevolmente il colpo. Solo in quel caso riuscirà sicuramente ad aumentare in maniera esponenziale la propria quota di mercato.