lun 14 gen 08

L'informatico ed il cantinaro

Categorie: Tecnologia
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Informatico Una delle figure più controverse ed difficilmente identificabili nel variegato panorama italiano delle professioni è proprio quella dell'informatico.

Cito testualmente come introduce Wikipedia alla voce informaticoW:

Informatico è il termine generico per indicare una delle tante figure professionali impiegate nell'informaticaW.


Sulla scia di questa definizione è possibile fornire tutta una serie di interpretazioni più o meno astratte o "romantiche"; personalmente preferisco collegare il personaggio alla definizione originale della parola informatica.

Questo termine deriva dalla contrazione e fusione dei due sostantivi informazione automatica: questa disciplina  studia principalmente il trattamento dell'informazione, intesa come dato manipolabile e soggetto ad elaborazione con strumenti più o meno automatizzati.

Per questo motivo l'informatico è colui che si occupa dell'analisi e dell'elaborazione dei dati studiando i processi di manipolazione ed ottimizzazione degli stessi. A tal fine utilizza degli strumenti di calcolo automatizzato che potrebbero anche non essere un computer a tutti gli effetti, ma, ad esempio una macchina a controllo numerico (ad esempio un Programmable Logic ControllerW o PLC) o altri oggetti di natura totalmente diversa.

einstein-yoyo L'informatico non è l'esperto di computer, come non è detto che sia colui che è in grado di implementarlo: sicuramente è un progettistaW ed al tempo stesso un programmatoreW, ma di concerto non è un semplice codificatore (inteso come mero scrittore di codice). E' una figura complessa, sfaccettata e variegata che ha come obiettivo primario l'analisi piuttosto che la creazione: il lavoro che esegue è principalmente di concetto, non è meccanico o schematizzabile, proprio in virtù del fatto che l'analisi dei problemi può richiedere un numero infinito di soluzioni e ciascuna può essere descritta o risolta in modo completamente diverso.

Al di fuori di questa definizione, nel mondo esterno, l'informatico è ben altro. E' fonte di confusione di ruoli: il venditore di hardware e software, l'utente skilled, l'amico smanettone, il geekW, l'appassionato di tecnologia dell'ultimo grido, così come tante altre figure, sono genericamente e superficialmente raccolti sotto un unica etichetta.

Queste difficoltà interpretative si ripercuotono anche nel mondo del lavoro: le aziende e/o i potenziali clienti non riescono ad identificare con successo esattamente a chi si devono rivolgere o con chi si devono interfacciare.

Su StackTrace è stato scritto un interessante articolo sulle caratteristiche che dovrebbe avere un buon programmatore che ha generato un interessante discussione che invito caldamente a leggere. Personalmente mi sento di associare tutto il discorso anche alla figura stessa dell'informatico.

In questo contesto si introduce il personaggio del "cantinaro": sentii questa definizione la prima volta circa 15 anni fa da un ricercatore (ora divenuto professore associato) della facoltà di Ingegneria di Ancona.

Il cantinaro è colui che si improvvisa professionista in una determinata disciplina (nel caso specifico l'informatica) assemblando prodotti preesistenti in maniera più o meno funzionale o funzionante: l'importante è che il risultato sia quello desiderato ed il costo in termini di tempo e risorse minimo.

La diffusione capillare di internet e degli accessi a basso costo a messo a disposizione di potenziali candidati un infinito bagaglio di risorse a cui attingere per assemblare prodotti più o meno validi, ma facilmente vendibili perchè a basso costo.

informatico2 Chi ne fà le spese sono gli utenti? A volte probabilmente no: in fondo ciò che conta per essi è il risultato e poco importa che sia fatto con professionalità o metodo piutosto che con soluzioni improvvisate ma meno costose. E meglio mettere subito in chiaro che i cantinari hanno comunque una base di know how sulla quale appoggiarsi: il mero assemblaggio non è certo un'operazione alla portata di tutti e, per certi versi a volte può anche essere più complesso della creazione ex-novo. E necessario quindi dare comunque atto a questa categoria di progettisti improvvisati.

Chi perde in tutto ciò è purtroppo il vero informatico: vede sminuire sia la sua professionalità che il suo ingegno, svalutare il suo studio e la sua opera, svilire i suoi obiettivi.

L'informatica in genere è un sistema complesso: i venditori di hardware, di software e di strumenti ricreativi hanno cercato in tutti i modi di far credere che la tecnologia applicata ad essa sia semplice come premere un pulsante o acquistare un quotidiano.

In realtà con il passare del tempo tutto diventa sempre più particolare, più facile nell'immediato ma estremamente difficile quando si verifica anche il minimo inconveniente; l'imprevisto, l'evento che non rientra negli schemi o nelle casistiche preconfezionate, rappresenta sempre lo scoglio insormontabile.

In quei casi forse l'esperienza, la preparazione, il "granu salis" sono probabilmente l'unica cosa in grado di fare veramente la differenza ...

E voi, cosa ne pensate ?

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