La chiusura del portale del turismo italiano Italia.it è probabilmente il più grande fallimento dell'Innovazione Tecnologica (IT) nel nostro paese. Un simile disastro è virtualmente paragonabile alla caduta dell'Impero Romano: una vergogna non solo per l'immagine del nostro paese all'estero, ma anche per tutto ciò che "è web e fa web" sul nostro territorio.
Come addetto ai lavori non posso che inorridire di fronte a tutta la vicenda: nata male e tra una marea di polemiche, gestita in maniera assolutamente discutibile e approssimativa all'insegna dello spreco parossisitico di risorse e di denaro pubblico (sia a carico del governo centrale che delle regioni).
In questi giorni ne stanno parlando un pò tutti i quotidiani stampati e on line più accreditati, da Repubblica al Corriere della Sera, pertanto non desidero addentrarmi nei dettagli della vicenda. Vorrei porre l'accento solo su alcuni dettagli numerici e non:
- Un logo costato oltre 300.000 (trecentomila) euro.
- Un budget di spesa stimato in 45.000.000 (quarantacinque milioni) di euro.
- Una spesa di circa 7.000.000 (sette milioni) di euro per la realizzazione e la gestione del portale in circa 2 anni e mezzo di attività.
- Un portale voluto dall'ex ministro per l'Innovazione Tecnologica Lucio StancaW che non era a norma della legge Stanca stessa (mi si perdoni il gioco di parole): infatti, pur essendo stato un sito istituzionale, non era accessibile, non era usabile, non era validabile e, mi si permetta l'ironia, non era nemmeno realizzato in HTMLW, dato che era quasi completamente sviluppato tramite tecnologia FlashW ed altri ActiveXW di varia natura.
- Nessuna separazione tra layout e contenuti.
- Una redazione web composta da 11 dipendenti che, probabilmente (ma mi auguro caldamente il contrario) adesso saranno disoccupati.
- Un insulto alla tecnologia ed all'informatica in genere: dove tali discipline si applicano proprio all'insegna del contenimento dei costi e all'ottimizzazione delle risorse, in questo caso si è ottenuto esattamente e tragicamente l'opposto risultato.
Alla fine dei conti è inutile cercare le responsabilità, addossare le colpe ai governatori presenti o passati, a chi ha pensato e desiderato il progetto e a chi si è preoccupato nel ben o nel male di realizzarlo.
Inutile parlare di clientelismo e di sperpero gratuito e ignobile del denaro pubblico.
Inutile fare della dietrologia su valutazioni gratuite su come si sarebbe potuto realizzare un grande progetto anche con un centesimo della cifra stanziata.
Quello che conta è che il dominio italia.it non è più accessibile.
Quello che conta è che all'estero anche noi italiani ed il nostro paese, ora non siamo più accessibili.
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