9 ottobre 2007  0

La logica dell'Open Source

Open Source significa letteralmente "Sorgente Aperto" o, volendo tradurre in maniera più romantica ma certo semanticamente errata, "Sorgente Libero". Con questi due termini si indica la volontà da parte di uno o più sviluppatori di voler mettere liberamente a disposizione di altri il codice sorgente di una propria applicazione. L'obiettivo è quello di poter migliorare la qualità e la complessità del prodotto finale contando su una base collaborativa maggiore rispetto a quella del progetto iniziale: la condivisione del codice contribuisce al suo perfezionamento ed alla sua continua evoluzione.

L'Open Source ha origini molto remote nella storia dell'informatica: si può senz'altro affermare che l'inizio della diffusione di questa filosofia si associa alla capillare distribuzione che ebbe il sistema operativo Unix presso le università americane all'inizio degli anni '70. Unix venne distribuito praticamente ad un prezzo simbolico in quanto alla società che lo aveva progettato, la AT&T, fù vietato di entrare nel settore dell'informatica per problemi relativi alla violazione dell'antitrust (AT&T era ed è tuttora una famosa società di telecomunicazioni statunitense). Gli istituti accademici americani ebbero quindi a disposizione un sistema operativo dalle grandi potenzialità ma assolutamente privo di supporto da parte del produttore: dovettero quindi creare un rete collaborativa per sviluppare, sostenere ed ampliare il progetto Unix, anche in virtù del fatto che ne avevano disposizioene i codici sorgenti (voglio ricordare che il core di Unix è stato sviluppato interamente in C).

La successiva diffusione capillare di internet, avvenuta agli inizi degli anni '90 grazie allo sviluppo del protocollo HTTP ed alla nascita dei primi browser, permise a differenti comunità di sviluppatori di entrare in contatto più facilmente e più rapidamente consentendo un maggiore impulso di quella che viene definita la filosofia del software libero.

Il mio discorso però non vuole ridursi ad una semplice cronistoria relativa a questa materia, ma vorrebbe, con molta umiltà, focalizzare l'attenzione su alcuni punti che, a mio avviso, dovrebbero far considerare la logica che è alla base dell'Open Source più uno stato mentale che una filosofia di partito.

Anzitutto Open Source non significa software gratuito: in alcuni casi le due cose viaggiano insieme ma non è sempre così. La distribuzione di un prodotto sotto tale licenza non ne garantisce una migliore stabilità ed affidabilità. Molto spesso infatti può accadere il contrario: la divergenza di opinioni tra le comunità di sviluppatori a volte porta, avendo a disposizione i sorgenti di un applicazione, a produrre più fork della stesso prodotto creando una sensazione di confusione nell'utenza ed una difficoltà nella creazione di standard (caso emblematico la moltitudine di distribuzioni Linux attualmente in circolazione).

Open Source è condivisione della conoscenza, condivisione mirata al miglioramento ed al confronto. L'Open Source non ha e non può avere colore politico: non deve essere strumentalizzato come una compagnia di bandiera. Molto spesso si tende a demonizzare il mondo PC, dimenticando che gli Home Computer si sono "evoluti" nei Personal Computer proprio perchè la IBM ad un certo punto ha deciso di rendere, permettetemi il termine, Open Source le rom del suo PC XT. Questa azione ha reso possibile la nascita di quello che può essere considerato lo standard tecnologico più diffuso a livello mondiale degli ultimi 20 anni. E su questo standard tecnologico vengono eseguiti sistemi operativi liberi e proprietari.

Microsoft non è Open Source: vorrebbe in parte diventarlo, forse un giorno ci riuscirà. Apple è stata Open Source (chi si ricorda i vecchi compatibili Apple I e II, i Lemon , gli Orange e altri frutti consimili): ora vende solo tecnologia griffata ed alla moda spacciandola per veramente innovativa. Linus Torwald (il padre di Linux) è Open Source: forse non tutti si ricordano ancora di lui. Molti pensano che Beppe Grillo sia Open Source: secondo me è solo un bravo comico a cui piace molto dire la verità e che si tiene molto bene informato sugli argomenti più strategici. Sicuramente condivide la sua conoscenza, su altro mi permetto di avere qualche dubbio.

Con il Web 2.0, Open Source si estende e diventa Open Content: libertà di diffusione e distribuzione contenuti, ma anche libertà di esporre il proprio pensiero e di interpretare i nuovi servizi del web presente e futuro, in maniera obiettiva e imparziale.

Io, nel mio piccolo, mi sento un pò Open Source, e voi ?

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