26 luglio 2008  7

Le 6 doti del bravo programmatore

programmatore La figura del programmatore si è decisamente evoluta nel corso degli ultimi 10 anni. Da mero scrittore e produttore di codice, ha subito una metamorfosi in una entità più complessa ed eterogenea. Sfaccettato e poliedrico, il coder ha assunto anche le funzioni di developer ed analyst allo stesso tempo, trasformandosi in un soggetto dalle mille opportunità.

L'esperienza (oserei dire quasi ventennale) nell'ambito dello sviluppo e nella progettazione del software, mi ha consentito di raccogliere una sorta di piccolo insieme di regole che posso definire ormai come il mio codice di autoregolamentazione professionale che, quando non mi ha aiutato a migliorare dal punto di vista professionale, sicuramente lo ha fatto dal punto di vista umano.

Queste sono quelle che io, molto affettuosamente, amo definire "Le 6 doti del bravo programmatore":

  1. Umiltà e Rispetto:
    Sia che siate dei junior developer o dei software architect, il rispetto per le opinioni dei colleghi, dei clienti od anche degli stessi concorrenti è caratteristica essenziale per la propria crescita professionale. Nessuna soluzione deve essere mai gratuita o scontata; ogni suggerimento, anche se banale o superfluo, và sempre valutato con garbo e attenzione, perchè potrebbe celare indizi esssenziali per la soluzione di un quesito a volte apparentemente irrisolvibile.
  2. Generosità:
    La condivisione delle proprie conoscenze favorisce il rispetto dei propri interlocutori ed il reciproco scambio di informazioni. Nell'ambito dello sviluppo software non tutti sono propensi alla condivisione, ma questo non può nè deve essere motivo di isolamento.
  3. Determinazione:
    Nessun problema, per quanto difficile o apparentemente irrisolvibile, deve costituire motivo di resa. A volte dietro le problematiche più complesse si celano le soluzioni più semplici. La determinazione spinge all'approfondimento e può rappresentare spesso lo spunto per l'apprendimento di materie mai esplorate in precedenza.
  4. Curiosità:
    Mai fermare la propria voglia di apprendere. Argomenti e tematiche distanti dal proprio bagaglio conoscitivo, spesso possono costituire la base per nuove scoperte e l'inizio di nuove esperienze. L'approfondimento del proprio know how va consolidato, ma mai reso monolitico per il timore del nuovo. L'apertura del proprio bagaglio conoscitivo ampia i propri orizzonti, consente analisi più obiettive e soluzioni più rapide.
  5. Dialogo:
    L'introspezione e la chiusura sono nemiche dell'analisi. Dialogare con i propri interlocutori, siano essi clienti o meri collaboratori, aiuta nella soluzione dei problemi e nella corretta analisi degli stessi. Le parole devono essere semplici, scevre dal nozionismo tecnico ed alla portata di tutti. L'uso eccessivo dei tecnicismi crea delle barriere insormontabili e non favorisce l'equalitarismo dei rapporti, perchè pone i vostri interlocutori in una posizione di svantaggio che non favorisce l'acquisione e l'isolamento delle necessità.
  6. Eterogeneità:
    Al di fuori della splendida scienza della programmazione esistono altre realtà. Avere altri interessi e condividere altre passioni costituisce la base per il miglioramento della propria preparazione perchè amplia la propria sfera conoscitiva ed aumenta il proprio nozionismo.

L'elenco ovviamente, non è esaustivo. Chi volesse ampliarlo con la propria esperienza non ha che da lasciare il proprio commento.

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Commenti (7) -

Danilo
Danilo
27 lug 2008 alle 08:37  01
I primi due punti sono alla base di molti altri mestieri e non solo.
Pierluca
Pierluca
27 lug 2008 alle 10:23  02
In base alla mia esperienza direi che al punto 3, oltre ad una buona dose di coraggio, è necessaria una "buona" dose di prudenza.
Inoltre aggiungerei anche creatività/ingegnosità.
Cristiano
Cristiano
27 lug 2008 alle 17:15  03
@ Danilo:
Si, anche se non sempre vengono applicati Wink

@ Pierluca:
La determinazione, però è un pò diversa dal coraggio. Prudenza sì, ma "cum granu salis".
Condivido perfettamente sulla creatività/ingegnosità, anche se dipendono molto dalla persona.
Davide Espertini
Davide Espertini
28 lug 2008 alle 11:15  04
Condivido in pieno i sei punti. E mi rispecchio nella maniera più assoluta a ciò che hai scritto, anche se la mia esperienza professionale è ancora 'giovane' , i miei 5 anni nel settore mi hanno portato a diventare un ottimo professionista (a detta di chi ha avuto il piacere o la sfortuna di lavorare con me)  Tong
Cristiano
Cristiano
28 lug 2008 alle 23:12  05
@ Davide Espertini:
Mi fa molto piacere che tu condivida.
In questo mestiere è sempre meglio "giudicarsi" delegando il "gravoso compito" ai propri interlocutori, perchè a volte l'eccessiva autostima può giocare brutti scherzi (e questo forse potrebbe essere inserito come punto n.7) Wink

Pablo Moroe
Pablo Moroe
02 ago 2008 alle 11:31  06
Non aggiungerei altro se non un bagaglio che tende ad infinito pieno di pazienza. Una dote che ha ben due fini: supportarti nello sviluppo - specie se di gruppo - e tenerti a bada da possibili scleri quando hai a che fare con i clienti.
Per il resto, sottoscrivo a pieno.
Cristiano
Cristiano
04 ago 2008 alle 00:01  07
@ Pablo Moroe:
Verissimo. La pazienza è una conditio sine qua non.
Proprio per questo motivo non l'ho citata Wink
Dò per scontato (o perlomeno mi auguro) che sia insita nel DNA di ogni buon professionista.

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