L’approccio che hanno gli abitanti del nostro paese con le novità, di qualunque genere esse siano, è da sempre molto particolare, per non dire anomalo. Allo stesso modo l’approccio nei confronti della tecnologia e, soprattutto dell’informatica o del web, è parimenti sorprendente nonchè assolutamente singolare.
Non c’è da stupirsi quindi, se sorge spontaneo il quesito se il fenomeno in essere, che va sotto il nome di Facebook, coniugante entrambe le caratteristiche, possa avere vita ancora ragionevolmente lunga presso il pubblico italiota.
Ciò che penso del social network più in voga del momento l’ho già espresso in passato e non è il caso di approfondire la questione in merito.
La domanda al momento è di tipo diverso e riguarda la probabile durata di questa novità che ha conquistato nel giro di pochissimi mesi, cifre di utenza inusitate, soprattutto da parte di alcune tipologie assolutamente imprevedibili e che mai prima d’ora avrebbero utilizzato lo “strumento informatico” per la cosiddetta “socializzazione virtuale”.
I numeri sono grandissimi, ma sono rapportati ad un corretto o quantomeno consapevole uso dello strumento ? Osservando l’evoluzione dello stesso, anche se non con frequenza, negli ultimi mesi, vien da pensare esattamente il contrario.
Lo scopo principe di Facebook, dovrebbe essere la “socializzazione a distanza”: mettere in contatto persone lontane, che si sono perse di viste, che non hanno la possibilità di poter riattivare le proprie amicizie “de visu”, ma solo tramite un contatto virtuale.

In Italia si va ben oltre: si fa propaganda elettorale (a volte del tutto gratuita ed inopportuna), si sponsorizzano le proprie attività (il più delle volte assolutamente commerciali), si gabbano i gonzi (ma in questo non siamo certo i primi nel mondo), si socializza con il coinquilino perchè è troppo faticoso suonare al suo campanello e parlarci di persona, si organizzano gruppi impossibili, si cerca di raccogliere il maggior numero di amicizie perchè alla fine “contano solo i numeri”, e chi più ne ha più ne metta. Certo all’estero sicuramente non sono da meno, ma dalle nostre parti tutto viene sempre e comunque portato all’esasperazione.
Socializzazione o babele anarchica ? Non saprei dare definizioni alternative: certo è che negli ultimi mesi ho letto più volte che il fenomeno Facebook sta uccidendo (o contribuendo alla morte lenta) dei blog ma, evidentemente, se questi sono i contenuti alternativi che esso produce, le motivazioni sono tutt’altre.
Se i blog stanno morendo o meglio, se si sta perdendo interesse nei confronti degli stessi, la colpa è principalmente degli autori, anche quelli più titolati che trainano gli interessi della blogosfera e non, che non propongono più contenuti interessanti ed alternativi, forse proprio in favore di un eccessivo interesse nei confronti del social network più famoso del mondo, dove alla qualità si predilige però l’aspetto meramente ludico.
Il mio concetto di socializzazione è ben diverso, ma forse io sono un pò indietro, anche se mi occupo di informatica da più vent’anni e di primavere ne ho già quaranta. Forse proprio per questo motivo credo e prevedo che la bolla sia ormai alla saturazione, anche perchè, come è noto, gli italiani si stancano facilmente e Facebook ormai è stato rivoltato come un guanto e deve proporsi in maniera alternativa per tenere alto il livello di interesse.
Ma il più grande social netowork del mondo costa tanto, tantissimo, forse troppo ed è decisamente indebitato, soprattutto perchè non trova canali tramite i quali autoalimentarsi. In buona sostanza la pacchia durerà ancora per poco e presto non sarà proprio tutto gratuito come finora.
E ricordiamoci che quando la parola magica “gratuito” viene a mancare, l’italiano medio cambia i propri interessi nel giro di un attimo. Solo il tempo, paziente osservatore, ci rivelerà la risposta a questa incognita.