10 gennaio 2009  2

Quaranta anni di mouse

Storia / Tecnologia 

primo-mouse Nel 1968 un signore di nome Douglas EngelbartW presentò alla Joint Computer Conference di San FranciscoW, il prototipo di un dispositivo di puntamento che egli stesso aveva brevettato l’anno precedente con la classificazione “dispositivo indicatore di posizione x-y per computer display”.

Era ufficialmente nato lo strumento che oggi è considerato come assolutamente indispensabile da ogni utilizzatore di personal computer, ovvero il mouse.

Il nome di questo oggetto è passibile di due differenti interpretazioni: la prima, quella universalmente conosciuta, è relativa alla verosimiglianza nella forma con appunto il “topo” (per la forma arrotondata e leggermente allungata ed il cavo di connessione all’unità centrale simile appunto a una coda).

La seconda, spiega l’etimologia della parola con due differenti acronimi, ovvero Manually Operated User Selection Equipment oppure Machine Operator's Unique Spotting Equipment. In tutta sincerità, devo ammettere che quest’ultima versione mi era assolutamente ignota ed ho dovuto ricorrere ad una ricerca sulla rete delle reti per venirne a conoscenza (anche Wikipedia segnala questa curiosità).

Negli ultimi 40 anni, tale ormai è l’eta del dispositivo, questo oggetto si è lentamente trasformato da prototipo futuristico ad oggetto di uso comune e dal costo di pochi euro (disponibile in qualunque ipermercato o centro commerciale).

Personalmente ho iniziato ad avere a che fare “seriamente” con il mouse, solo dopo la metà degli anni ‘80, quando iniziò la commercializzazione dei primi modelli di Commodore AmigaW (il 1000) e di Atari STW. Sempre in quel periodo, a livello “business”, se così possiamo definirlo per i tempi, il mouse faceva già parte della dotazione standard dei primi MacW e già da allora la Apple aveva voluto differenziarsi dagli standard proponendo un modello ad un solo tasto.

Dal punto di vista tecnico, la struttura, il funzionamento e le modalità di utilizzo del mouse, sono rimaste pressoché immutate nel corso degli anni. Naturalmente è cambiata la tecnologia, evolvendosi nel corso degli anni, per aumentare le “performance” del dispositivo.

Un pò di storia

Il progetto iniziale prevede un dispositivo basato su un puntamento meccanico: una piccola sfera in gomma posta al di sotto di esso e libera di ruotare per sfregamento sul piano di appoggio, trasmette sempre per attrito il suo movimento a due o tre cilindretti, i quali mediante trasduzione elettrica trasmettono un segnale di input al personal computer. Questo segnale viene decodificato in due coordinate lineari X ed Y associabili ad una precisa posizione sullo schermo.

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Progetto originale di Engelbart - Fonte Wikimedia

Successivamente il progetto si evolve e il mouse da meccanico diventa “digitale”: la pallina viene sostituita da un emettitore ottico accoppiato ad un sensore di movimento. Le prime versioni necessitavano di una speciale superficie d’appoggio metallica (una sorta di tappetino) per favorire la riflessione della luce emessa ed il suo successivo rilevamento. Ricordo con commozione il primo mouse ottico dotato di speciale tappetino riflettente che ebbi modo di utilizzare; equipaggiava una Sun Sparcstation 2, ove girava l’ambiente grafico SunView (appoggiato naturalmente su Unix SunOSW).

trackball-mouse A qualcuno viene in mente di rendere fisso il mouse per aumentarne l’ergonomia, e decide di girarlo: nasce la TrackballW, un nuovo dispositivo di puntamento utile soprattutto per chi ha problemi al polso o soffre di quella che è una delle moderne patologie dovute appunto all’uso di alcuni strumenti tecnologici, ovvero la sindrome del tunnel carpaleW, causata proprio da un uso eccessivo ed improprio del mouse.

I mouse meccanici si diffondono in maniera capillare grazie al proliferare dei sistemi operativi con interfaccia grafica: i limiti del meccanismo a sfera si evidenziano nella continua necessità di pulizia dei rulli dovuti allo sporco ed alla polvere raccolti dalla pallina stessa nel continuo movimento di sfregamento sulle superfici. Cominciano a diffondersi maggiormente nuovi modelli di mouse di tipo ottico che non necessitano di una speciale superficie di appoggio per un corretto funzionamento. I prezzi scendono rapidamente nel giro di pochi anni ed i mouse meccanici spariscono dal mercato.

Allo stesso modo cambiano le modalità di collegamento e comunicazione con i personal computer: da interfacce proprietarie (in taluni casi il dispositivo veniva dotato di una scheda dedicata da installare a bordo dell’unità centrale) o seriali RS232W, si è passati prima allo standard PS2 e poi all’attuale USBW.

Si decide di “mutilare il topo” perché la sua “coda” è divenuta ormai ingombrante e fastidiosa: ecco i mouse wireless alimentati a batteria e dotati di ricevitore radio da collegare all’unità centrale. Sono comodi e poco invasivi. Sono i modelli ideali da utilizzare in congiunzione con un notebook, qualora si abbia, come accade al sottoscritto, una certa repulsione all’uso del touchpadW.

mouse wireless
Mouse wireless

La consuetudine e l’inevitabilità nell’uso del mouse ha anche modificato la lingua comune ed introdotto delle forme gergali associate a determinate operazioni ormai di uso comune; cliccare, drag and drop, click e doppio click sono voci ormai comuni ed imprescindibili nel vocabolario di ciascuno di noi e non solo degli addetti ai lavori.

Nel 1981 due italiani, entrambi abruzzesi, Pierluigi ZappacostaW (ingegnere) e Giacomo MariniW, fondano insieme a Daniel Borel una piccola società in Svizzera finalizzata esclusivamente alla produzione di mouse. Quella piccola società, adesso è una multinazionale leader nel settore delle periferiche per personal computer: è nota come Logitech.

Uno sguardo ai costi

Inutile dire che agli inizi della diffusione dello strumento (e mi riferisco ai tardi anni ‘80) acquistare un mouse “stand-alone” era veramente “roba da ricchi”. Ricordo ancora il primo mouse acquistato per dotare il mio PC, allora equipaggiato di un potente processore 80286 più coprocessore matematico 80287, della necessaria periferica per poter utilizzare con produttività Autocad 10.

Ai tempi scelsi un Genius, dato che aveva il miglior rapporto prezzo qualità: forma squadrata, arrotondato sul dorso, tre larghi tasti, interfaccia seriale RS232 comprensiva di adattatore da presa a vaschetta mini a standard, tappetino incluso e naturalmente driver per i più diffusi programmi, incluso il sistema operativo MS-DOSW stesso. Dispositivo, ovviamente, meccanico.

Il costo: circa 110.000 lire. Il mouse è ancora in mio possesso ed è stato utilizzato con estrema soddisfazione per almeno 8 anni; è ancora semi funzionante.

Attualmente è possibile acquistare un discreto un mouse a filo con tecnologia ottica a circa 5 € in qualunque ipermercato che venda anche tecnologia. Per avere un buon mouse wireless è possibile spendere una cifra che oscilla dai 12 ai 35 €, a seconda delle marche e della dimensione del dispositivo.

Il futuro

Di interfacce alternative al mouse ne sono state realizzate molte: la già citata trackball, il touchpad, il joystickW ed il joypadW, le tavolette grafiche dotate di digitalizzatore o penna, gli schermi sensibili al tocco (touch screen) e qualche altra diavoleria più o meno nota, ma il nostro “splendido quarentenne”  (tanto per citare Nanni MorettiW) continua imperterrito a far parte della dotazione standard di ogni PC desktop.

A mio avviso lo farà ancora per lungo tempo: il suo nemico, non sarà il tempo, ma la diffusione delle interfacce touch a basso costo anche sui display tradizionali (i sistemi operativi sono da tempo già pronti a supportare questa tipologia di input).

Per il momento, possiamo continuare a godere della compagnia del nostro simpatico “roditore virtuale”. Lunga vita al mouse.

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Commenti (2) -

Abruzzo SEO
Abruzzo SEO
10 gen 2009 alle 16:14  01
Ecco che fine avevi fatto ... stavi scrivendo questo mega post. Complimenti per la dedizione per la ricerca delle informazioni.
Cristiano
Cristiano
13 gen 2009 alle 00:15  02
@ Abruzzo SEO:
Grazie Andrea. Comunque la mia frequenza di pubblicazione sta diventando più regolare Wink

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