23 marzo 2009  0

Servizi e pasticci web 2.0, advertising e crisi economica

Web 2.0 

porcellino Nelle ultime settimane ho osservato attentamente la mutazione che hanno avuto alcuni tra i più noti servizi web 2.0, per non parlare del sistema di advertising maggiormente diffuso, vale a dire Adsense. I cambiamenti notati sono sfortunatamente tutti negativi o, perlomeno, peggiorativi.

Personalmente mi auguro che si tratti di disservizi o modifiche che non si protraggano ulteriormente nel tempo ma, date le premesse, non mi sentirei così ottimista. Ecco quindi, in ordine sparso alcune rapidissime considerazioni in merito suddivise per soggetti incriminati.

Feedburner

Il più popolare sistema di normalizzazione di feed RSS non è mai stato immune da anomalie o temporanei malfunzionamenti, ma mai così tanto da dopo l’acquisizione da parte di Google. Nello specifico, da quando è stata perfezionata la migrazione sui nuovi server di quest’ultimo (con relativo cambiamento “forzato” degli indirizzi dei feed) si sono verificati più volte problemi sul conteggio dei feedreader, tanto che ormai è diventato difficile riuscire a conoscerne con esattezza il numero preciso, visto che i dati relativi a circulation, hits e reach sono spesso senza senso.

In questo mese ho rilevato ben due periodi di anomalie sui conteggi, l’ultimo proprio in questi ultimi giorni durante i quali i contatori danno i numeri al lotto. Tanto per fare un esempio, nella giornata del 21 marzo 2009, questo blog ha avuto una circulation pari a 200 (valore già incredibilmente sotto la media del 25 % rispetto allo standard) con 5736 hits. Il dato è assolutamente incomprensibile, perché vorrebbe dire che ciascuno dei 200 lettori avrebbe dovuto leggere una media di 28 post dal feed, quando il flusso RSS è stato configurato per contenere solo gli ultimi 15 pubblicati.

Il problema è stato riscontrato anche da altri, per cui non credo sia imputabile al mio caso specifico. Naturalmente c’è poco di che lamentarsi, dato che il servizio è gratuito; è anche vero, però, che oltre che essere gratuito è anche utilizzato da decine di migliaia di utenti che, in qualche modo, andrebbero informati di eventuali anomalie.

A conclusione di questo è opportuno segnalare che il passaggio su protocollo HTTPs dei webservice per accedere alle Awareness API di Feedburner non sta facilitando la vita agli sviluppatori PHP (perlomeno non la mia, quando devo scrivere procedure che sfruttano queste API, proprio in questo linguaggio).

Technorati

Col passare del tempo, mi si rafforza la convinzione che questo aggregatore diventa sempre più inutile. Non solo il calcolo dell’authority ormai è completamente inaffidabile (anche qui parliamo di numeri che si incrementano e/o decrementano come per magia), ma è divenuto inconsistente anche per quanto riguarda la rilevazione dei backlinkW che vengono aggiornati con ritardi spesso imbarazzanti (quando vengono rilevati ovviamente).

In questi casi l’unico modo per effettuare un opportuno riallineamento è quello di ripetere l’operazione di “claim” dei siti o blog asociati al proprio profilo.

Anche in questo caso parliamo di un servizio gratuito che, allo stesso modo, conta centinaia di migliaia di utenti e vale lo stesso discorso già fatto per Feedburner.

Facebook

Premetto che io ne faccio uso con estrema parsimonia, non solo per mancanza di tempo, ma per tutta una serie di motivi di cui ho già parlato in passato e sui quali non ho intenzione di spendere ulteriori considerazioni perché risulterebbero pleonastiche.

Recentemente è stata modificata radicalmente l’interfaccia della home page e, in parte anche della propria bacheca personale: se il modello precedente era difficile da gestire, questo forse è leggermente più intuitivo ma assolutamente dispersivo e confusionario. Non lo gradisco affatto, come non mi piace il trend, oserei dire “delirante” che sta assumendo il fenomeno di diffusione di questo social network nel nostro paese.

Tra l’altro ho la sensazione che sia Facebook che Friendfeed stiano progressivamente “ridimensionando” a loro favore, le discussioni sui blog, intese come frequenza dei commenti agli articoli pubblicati. Non desidero ancora esprimere un giudizio in merito, anche perchè richiederebbe un’analisi più approfondita del fenomeno. Qualcuno lo ha già fatto in maniera egregia, anche se non sono del tutto d’accordo su alcuni punti.

Adsense

Arricchirsi con l’advertising di Google in Italia è un sogno, o piuttosto un desiderio nascosto che consente a molti furboni di pubblicare fantomatiche guide in merito che promettono o garantiscono i cosiddetti “soldi facili”.

Solo che se prima era difficile, ora è diventato difficilissimo, soprattuto per coloro che, in un modo o in un altro cercano veramente di monetizzare tramite le loro pubblicazioni (magari anche affiancando questa risorsa a meccanismi di affiliazione o sponsorizzazioni di tipo diverso).

Anch’io ho rilevato, soprattutto in queste ultime settimane un notevole abbassamento dell’eCPM. Se mediamente, prima si riuscivano ad ottenere 10 o 15 centesimi di dollaro per click, adesso il valore medio si è dimezzato se non ridotto ad un terzo.

Problemi relativi alla crisi economica in atto ? Gli inserzionisti sono disposti a spendere meno per la pubblicazione dei propri annunci ? O semplicemente Google, in virtù della prima ipotesi, sta cercando di aumentare i margini riducendo la quota destinata ai publisher.

Ad ogni modo, almeno in base alla mia esperienza personale, mi sembra strano che l’impatto della crisi si risenta “adesso” e non già da diversi mesi, come sarebbe logico presupporre dato che Google risiede negli Stati Uniti, paese da cui è partita l’attuale ondata di recessione globale.

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