Recentemente ho letto differenti punti di vista relativi al progetto denominato Codice Internet che si propone l’ambizioso obiettivo di favorire la divulgazione della rete delle reti in Italia. Al di là della bontà o dei pregi e difetti dell’iniziativa in sé, ho la sensazione che, prima ancora di procedere alla sensibilizzazione e alfabetizzazione di coloro che sono al di fuori del fenomeno internet, sarebbe forse il caso di favorire l’approfondimento della materia a tutti coloro che, presi dall’euforia del momento, vi si gettano a capofitto e, speso ne usano o abusano a volte anche a scopi “didattici” o “professionali”, se così possiamo definirli.
Già in passato affrontai l’argomento da un punto di vista squisitamente più “tecnico”, denunciando il proliferare di quelli che bonariamente amo definire “cantinari” che, negli ultimi anni, hanno notevolmente dequalificato la professionalità di chi si occupa della materia con le dovute basi di conoscenza e cognizioni di causa, vuoi per i titoli di studio conseguiti, vuoi per gli anni di esperienza maturati, vuoi per un background conoscitivo radicato da periodi più remoti, quando ancora l’informatica si studiava e sudava sulla carta e non assemblando una conoscenza frammentaria basata sull’infinità di nozioni ora disponibili in rete.
Certo ora è tutto più facile ed è tutto più alla portata di tutti: questo è sicuramente positivo. Meno positivo però, è il fatto che la conoscenza non sia opportunamente indirizzata, ma lasciata, come dire, alla mercé di chi la voglia utilizzare.
Fare web, ad esempio, è decisamente più facile rispetto a qualche anno fa; addirittura è possibile assemblare o realizzare un sito o blog, senza avere alcuna conoscenza di HTMLW o di programmazione di base. Anche questo è un fenomeno positivo, soprattutto perché apre determinate tipologie di media digitali anche alle utenze che fanno i primi passi nel modo della rete o delle nuove tecnologie.
OneComics © Daniele Imperi 2008: Con Codice Internet il Web arriva in teatro
Il problema nasce nel momento in cui il soggetto interessato ritiene (o è ritenuto da terzi) di poter divulgare le proprie conoscenze in maniera “autorevole” solo perché in possesso di un notevole bagaglio conoscitivo accumulato in maniera disomogenea. Questo crea un difetto di forma: chi deve portare l’informazione, la potrebbe (il condizionale è d’obbligo) trasmettere in maniera distorta, fornendo un’immagine errata della nozione stessa.
Esistono una serie di regole di base, di comportamenti etici, di netiquetteW (ho usato volutamente il plurale perché il termine può essere agevolmente adattato a più contesti, non solo di “uso”, ma anche di “sviluppo”) che devono appartenere al “know how” non solo di chi si deve occupare di docere, ma anche di chi deve sensibilizzare o essere portato come esempio per un corretto uso del media digitale.
Ciò vuol dire che, il cosiddetto esperto utilizzatore di FacebookW o autore di blog di successo non può né deve essere considerato di conseguenza rispettivamente un’autorità nel settore dei social network o nell’ambito dell’editoria digitale.
Naturalmente, questo non vuol dire che l’azione divulgativa deve essere riservata esclusivamente ai tecnici qualificati o ai professionisti titolati, perché si rischierebbe naturalmente di renderla indecifrabile ai più.
L’azione deve essere coordinata: tecnici e power user devono operare di concerto per una diffusione semplice e mirata delle informazioni. Ma il nozionismo deve partire dalle basi, dalla filosofia di fondo, dal senso che accomuna il concetto di rete distribuita, intesa come condivisione e non come mero mezzo di interconnessione.
Stimolare la curiosità dei meno ricettivi non solo tramite la descrizione del mezzo finalizzato alla comunicazione globale (come ad esempio tramite l’ausilio dei social network) ma anche come strumento collaborativo per lo studio, il lavoro od il tempo libero.
Comunicazione, basi di conoscenza e collaborazione devono coesistere nella presentazione dello strumento a tutte le fasce potenzialmente ricettive. L’obiettivo non è facile, soprattutto se si cerca di raggiungerlo percorrendo la strada sbagliata o, se vogliamo, quella più tortuosa.
Portiamo internet a tutti, ma in maniera intelligente, imparando e approfondendo noi stessi con grande autocritica, prima di cominciare la nostra opera di diffusione.