Se qualche anno fa avessi pensato di acquistare un NAS (Network Attached StorageW) da collegare alla mia rete casalinga, probabilmente avrei immediatamente scartato l’idea, associando la corretta collocazione dell’oggetto più in ambienti di tipo aziendale o dipartimentale, piuttosto che in uno studio o in un salotto.
Allo stato dell’arte, invece, l’inserimento di un NAS all’interno di un appartamento dotato di una rete cablata, wireless o mista, sta iniziando ad avere un significato completamente differente e, potrebbe divenire sempre di più un oggetto imprescindibile al pari di altri “elettrodomestici” high tech, quali ormai sono i televisori LCD o al plasma, gli impianti home theater, i notebook e quant’altro.
Inutile dire che la maggior parte dei contenuti multimediali che ormai vengono gestiti da ciascuno di noi, quali foto, musica e video, sono praticamente tutti in formato digitale. Diventa quindi prioritario organizzarli in maniera centralizzata e, soprattutto, sicura.
A tal scopo si possono sicuramente utilizzare gli hard disk esterni USB che, ormai, sono alla portata di tutte le tasche. Il loro uso, però, è vincolato al collegamento ad un personal computer che deve necessariamente essere acceso per poter accedere ai contenuti in essi memorizzati.

Chiunque abbia dotato la propria abitazione di un collegamento ad internet, quasi sicuramente è in possesso di un router che ospita sia un hub-switch a 4 porte che un access point wireless di classe 802.11 G. Con queste premesse, costruirsi la propria rete casalinga (in tecnologia cablata, wi-fi o entrambe ) è veramente un gioco da ragazzi.
La collocazione di un NAS in questo scenario diventa assolutamente possibile e, probabilmente, in futuro non molto lontano, rappresenterà una necessità.
Un NAS è sostanzialmente un piccolo computer che assolve unicamente le funzionalità di file server e, in taluni casi, anche di print server. Piccolo, silenzioso e molto parco nei consumi energetici, deve il suo ingombro quasi esclusivamente allo spazio necessario per ospitare uno, due o anche quattro hard disk. Basato nella quasi totalità dei casi su una distribuzione LinuxW orientata alla gestione delle memorie di massa e all’ottimizzazione del file transfer, è studiato per un uso pressoché continuativo e per essere accesso full time.
I prodotti più recenti sono dotati anche di funzionalità evolute, quali server UPNPW, server iTunesW, server FTP, Print server, client BitTorrentW e altro. Il loro utilizzo, diventa quindi multicentrico e consente di trasformarli nel concentratore unico di tutti i propri contenuti multimediali, accessibili da ogni punto di un appartamento tramite i dispositivi abilitati (televisori, palmari, smartphone, lettori multimediali, ecc.)
Il Sitecom Home Storage Center MD-253
Come anticipato nell’introduzione, la mia necessità era quella di concentrare in un unico dispositivo tutte le mie compilation musicali, le foto e, soprattutto, effettuare delle copie di sicurezza della mia nutrita collezione di titoli in DVD.
Scartata a priori l’ipotesi di assemblare un PC dedicato allo scopo, per motivi di costi, ingombro, consumi energetici e rumorosità, l’unica alternativa era l’acquisto di un NAS.
Tra le tante soluzioni ormai disponibili sul mercato, la mia scelta si è orientata sul Sitecom Home Storage Center MD-253. Le motivazioni sono state dettate principalmente dalle caratteristiche tecniche, dal costo (complice un’offerta di lancio molto allettante) e, incredibile ma vero, anche da considerazioni di tipo estetico.
L’Home Storage Center MD-253, infatti, appartiene alla nuova linea Smart Living di Sitecom, che concilia caratteristiche tecniche innovative ad un design elegante e minimale che strizza l’occhio all’Apple Style, con l’uso di plastiche bianche lucide arricchite da inserti argentati.

Dovendo collocare il NAS in un appartamento e non in una sala server, ho ritenuto quindi opportuno privilegiare anche il lato estetico, tenuto conto che, la maggior parte dei dispositivi sul mercato sono più adatti ad un CED che al salotto di casa.
Non mi dilungherò sulla descrizione del case dello MD-253, che potrete desumere dal ricco servizio fotografico abbinato a questo articolo, quanto più sulla parte tecnica e prestazionale.
Le caratteristiche
L’Home Storage Center MD-253 è un NAS di tipo dual-bay, vale a dire che può ospitare fino a due dischi accessibili singolarmente o in modalità JBOD (Just a Bunch of Disk o Concatenazione), RAID 0 (Striping) o RAID 1 (Mirroring).
Il prodotto viene venduto in due differenti configurazioni: privo di dischi o con una unità da 1 TByte. Io ho acquistato il secondo modello e ho potuto apprezzare da subito la presenza di un hard disk Western Digital Caviar Black da 1 TByte. La bontà del disco rigido in dotazione mi ha convinto ad affiancarlo successivamente con una seconda unità gemella configurata con la prima in modalità JBOD (più avanti spiegherò perché).
L’accesso al vano dischi è semplicissimo. Aprendo il pannello anteriore esercitando una lieve pressione, si accede ad altri e due sportelli che hanno un meccanismo di apertura identico. Ciascuno di essi cela l’alloggiamento per l’inserimento in verticale di un hard disk da 3,5”: il disco si inserisce e si fissa in posizione in maniera automatica tramite l’aggancio a pressione del connettore SATA posteriore. Non sono necessarie né viti, né slitte aggiuntive, rendendo il montaggio delle unità veramente alla portata di tutti.

Nella parte inferiore del frontale sono presenti 4 led che, tramite differenti colori, tengono informati sull’attività di rete, la presenza dei due dischi, l’avvio, lo spegnimento o l’accensione del dispositivo.
La parte posteriore del NAS ospita l’interfaccia di rete di classe Gigabit, il pulsante di accensione/spegnimento, il pulsante di reset per il ripristino delle impostazioni di fabbrica, ed un interfaccia USB host per il collegamento di periferiche quali pen-drive o hard-disk esterni. Accanto a quest’ultima è presente un pulsante per il backup istantaneo del contenuto della periferica collegata, nella cartella Public del NAS.
Il NAS offre in dotazione un pieghevole che funge da guida rapida allo start-up, un cavo di rete classe 5 di poco meno di 1 m, un alimentatore esterno di colore nero di dimensioni paragonabili a quelle di una equivalente unità per notebook, un CD di installazione e poca altra documentazione inerente il servizio di garanzia.
E’ possibile farsi spedire gratuitamente a casa un alimentatore aggiuntivo da parete, di colore bianco lucido come il dispositivo. E’ sufficiente compilare un form dedicato on-line sul sito Sitecom inserendo il proprio indirizzo ed il numero di serie del prodotto acquistato.
Allo stesso modo è possibile estendere la garanzia fino a dieci anni. I primi due sono gestiti direttamente dal rivenditore, mentre i successivi da Sitecom.

L’installazione è immediata. Una volta collegato l’alimentatore al dispositivo ed alla rete elettrica, il cavo di rete all’HUB switch (o ad una delle porte di rete presenti sul proprio router), è sufficiente accenderlo ed inserire sul proprio PC il disco di installazione in dotazione. Immediatamente verrà avviato un wizard che guiderà passo passo nella configurazione dello MD-253.

Sfortunatamente l’applicazione è disponibile solo per ambiente Windows. Gli utenti Mac dovranno accedere al NAS tramite l’interfaccia web disponibile su di esso che consente di configurarlo in ogni minimo dettaglio. L’indirizzo di rete, al primo collegamento, viene attribuito automaticamente se è presente sul circuito un server DHCP (generalmente è già attivo sul router). L’unica difficoltà per gli utenti MAC potrebbe essere il reperimento dell’indirizzo corretto.
Dal punto di vista software, il NAS ospita un server iTunes, un server UPNP AV basato sul popolare TwonkyVision certificato DLNAW, un server FTP e un client BitTorrent, tutti completamente configurabili e personalizzabili tramite la già citata interfaccia web. Manca, purtroppo, un print server, speriamo venga implementato in futuri aggiornamenti del firmware.
La gestione delle condivisioni è basata sul concetto di utenti: non è possibile infatti creare dei gruppi di lavoro. Di contro è possibile assegnare delle quote disco a ciascun utente (funzione molto utile negli ambienti SoHo). Il protocollo supportato per i servizi di condivisione è unicamente Smb/Cifs. Non è possibile scegliere il formato del file system durante la formattazione dei dischi: viene impostato di default NTFS che comunque consente un buon livello di affidabilità ed il supporto a file di dimensioni superiori a 4 Gbyte.

Il backup delle unità collegate alla porta USB è molto rapido. Una volta premuto il tasto ci si rende conto dell’avvio del backup dal ronzare degli hard disk. Le copie vengono effettuate nella cartella Public (che viene creata sempre e comunque alla prima installazione del NAS) e vengono organizzate in cartelle aventi per nome la data e l’ora del backup.
Tra il software in dotazione è presente l’applicazione Autosave Essentials che consente di schedulare in maniera semplice ed immediata il backup dei documenti sul proprio PC, oltre che dell’intero sistema operativo.
Prestazioni e consumi
Anzitutto è necessario fare un’importante premessa. La velocità di accesso ad un disco di rete (e quindi ad un NAS), non potrà mai essere minimamente paragonabile ad un disco esterno connesso via interfaccia USB 2.0. Lo stesso dicasi per il transfer rate.
Si ottengono vantaggi significativi solo se si ha la possibilità di accedere tramite una connessione (e quindi una rete) in classe Gigabit. Il vantaggio nell’uso di un NAS è nella possibilità di accentramento dei contenuti piuttosto che nella velocità di accesso.
Infatti nei miei test ho rilevato nell’accesso via rete cablata in classe Fast Ethernet (100 MBit/sec), transfer rate medi in lettura fino a 12 MByte/sec, ed in scrittura fino a 11 MByte/sec.
Decisamente peggiori le performance via rete Wi-Fi in classe 802.11G (54 Mbit/sec teorici). Nel migliore dei casi, vale a dire access point e PC nella medesima stanza, non sono riuscito a superare gli 1,8 MByte/sec in lettura contro gli 1,09 MByte/sec in scrittura.
Se si vuole effettuare streaming di filmati in HD via Wi-Fi dal NAS, è evidente che il protocollo di classe G è insufficiente ed è necessario prendere in seria considerazione o l’upgrade ad una rete wireless in classe N (300 Mbit/sec teorici) oppure ricorrere al buon vecchio cavo.
I consumi dell’unità (con due hard disk) si limitano a circa 12 Watt a regime. Dopo 30 minuti di inattività, i dischi vengono messi in sleep ed il consumo complessivo si riduce sensibilmente.
Lo MD-253 non è silenziosissimo, per lo meno non quanto ci si aspetterebbe. Intendiamoci, è decisamente più discreto rispetto ad un normale PC desktop, ma non tale da poter essere ospitato, ad esempio, sulla propria scrivania accanto al monitor. Un Mac Mini è molto più silenzioso.
Il disturbo maggiore è dovuto principalmente all’attività dei dischi: nel caso specifico, però, la colpa è da attribuire alla tipologia di disco scelto, dato che i Caviar Black sono rumorosi perché molto performanti. Installando, ad esempio, dei Caviar Green, la rumorosità in fase di lettura e scrittura è appena percettibile.
Il livello di rumore aumenta anche nel caso in cui si utilizzi il client BitTorrent, dato che comporta un periodico accesso ai dischi per la scrittura dei file in download.
Ci tengo a precisare che si tratta di valutazioni condite da un’estrema pignoleria. Un utente medio e non skilled, probabilmente non noterebbe assolutamente il ronzio di questo NAS che, tra l’altro, è recensito come uno dei più silenziosi.
Ottime invece le performance dal punto di vista termico. L’unità resta fredda anche dopo ore di accensione e di attività
Il client BitTorrent è semplicissimo da utilizzare: è sufficiente caricare tramite l’interfaccia dedicata i file .Torrent che si desidera mettere in coda di download e monitorare i trasferimenti. L’unico accorgimento che mi sento di raccomandare per migliorare le prestazioni, è quello di limitare la banda in upload a 5 kByte/sec e di aumentare le connessioni massime apribili contemporaneamente almeno a 50 (oltre non si ottengono miglioramenti significativi). Attenzione, perché impostare valori nulli (ovvero 0) alle velocità limite di upload e download, equivale a eliminare i limiti stessi.
Problemi rilevati
Anzitutto il firmware. Appena acquistato il dispositivo, ho scoperto che ne ospitava una release decisamente datata che recava una miriade di anomalie, tra cui il cattivo funzionamento del server UPNP e del client BitTorrent.
Sul sito della Sitecom ho reperito immediatamente il firmware più aggiornato. C’è da dire che è possibile effettuare l’aggiornamento del firmware anche direttamente dal NAS (se collegato ad una rete che può accedere ad internet). Sfortunatamente, anche l’aggiornamento via web faceva parte dei malfunzionamenti che avrebbe corretto il firmware più recente.
Purtroppo ho scoperto a mie spese, che, era necessario effettuare un aggiornamento incrementale. Infatti sul sito del produttore sono presenti due differenti release, la 2.3.19 e la 2.3.24. A rigor di logica ho scaricato ed installato la più recente. Al termine dell’aggiornamento, però, il NAS non si è riavviato correttamente ed ha manifestato dei problemi di stabilità, tra cui l’impossibilità a spegnersi tramite il pulsante dedicato.
Intuitivamente ho effettuato il downgrade alla versione 2.3.19 e, successivamente, ho nuovamente installato la 2.3.24 riuscendo finalmente a risolvere tutti i problemi.
In maniera molto lodevole, Sitecom mette anche a disposizione i sorgenti del firmware (rilasciato sotto licenza GPL), nel caso in cui ci si volesse cimentare in una personalizzazione più spinta del S.O. per dotarlo di ulteriori funzionalità.
Non è possibile disattivare il server UPNP, mentre è possibile farlo per il client BitTorrent, il server iTunes ed il server FTP. Consiglio di disattivare le funzionalità che non si utilizzano, per migliorare le performance del sistema.
Il server iTunes rende disponibile sulla rete solo i file musicali e non quelli video.
Se si aggiunge successivamente un secondo disco, questi viene visto come se fosse un’unità esterna e non è possibile creare delle condivisioni gestibili con le utenze già impostate sul NAS. In buona sostanza non è possibile gestire le share singolarmente sui due dischi. Per far ciò è necessario impostare o uno dei due livelli di RAID, oppure il JBOD.
Allo stesso modo (ma è più comprensibile e non è un vero e proprio problema) vengono gestire le unità collegate tramite la porta USB, che vengono sempre condivise come una share di tipo pubblico.
Conclusioni
A parte le anomalie riscontrate, il giudizio complessivo sul prodotto è positivo come altrattanto positiva è la user experience da esso derivata.
La disponibilitàdi un print server avrebbe reso la dotazione veramente completa, ma non escludo che futuri aggiornamenti del firmware possano comprendere anche l’aggiunta di questa funzionalità.
La presenza di un NAS nella propria rete domestica rivoluziona completamente il modo di interagire con i computer in essa presenti. Tutto diventa finalizzato all’organizzazione ed al salvataggio dei file multimediali nel proprio HUB multimediale. Questo comporta un’apertura mentale differente ed una migliore sicurezza sia nella gestione che nell’accesso ai propri contenuti.