La stanchezza ormai aveva preso il sopravvento. Ti sei assopito, profondamente, ma il tuo respiro pesante e ritmato scandiva le ore, i minuti, i secondi.
Io ti guardavo, impotente. Avrei scalato una montagna, devastato una città. Ho maledetto i miei studi e le mie conoscenze, tanto preziose quanto inutili, quando la disperazione non ti lascia più alcuna certezza.
Sono fuggito, sperando che al mio ritorno tutto fosse già finito. Ma quando sono tornato, tu eri ancora lì, con il tuo respiro pesante e ritmato, ma sempre più lento, sempre più sottile. Mi avevi aspettato.
Poi, ho scorto un sorriso, e ti ho visto morire. Hai chinato il capo, dolcemente, e il tuo respiro si è fermato. Sì, si è fermato.
Pensavo che non potesse succedere, che tu potessi essere immortale e che io, in fondo in fondo, fossi ancora un bambino, il tuo bambino. Ma così non è stato. La vita compie il suo ciclo. Il libro si chiude.
Tre anni fa, ti ho visto morire papà, ed io, quel giorno, forse sono finalmente diventato un uomo.