Esattamente un anno fa annunciai la mia intenzione di inserire l’advertising offerto da Google tramite la sua piattaforma Adsense, all’interno di questo sito. Una decisione sofferta, ma motivata già da allora con la necessità di copertura perlomeno parziale almeno dei costi di connettività e di hosting.
Manutenere ed aggiornare un blog di queste dimensioni (ormai è diventato decisamente “corposo”) è un’attività impegnativa e molto dispendiosa sia in termini di tempo (che nel mio caso è decisamente un costo) che di attività di ricerca e sviluppo, al fine di poter pubblicare contenuti e prodotti sempre nuovi ed originali.
Dopo dodici mesi di pubblicazione di annunci Adsense sono in grado di produrre una serie di giudizi di massima sulle opportunità offerte da questo sistema così apparentemente semplice di guadagno on-line.
Anzitutto è necessario fare una premessa: a parte i mesi iniziali durante i quali ho fatto molte sperimentazioni sul posizionamento ed il formato dei banner, l’attenzione dedicata all’ottimizzazione dell’advertising ha avuto una priorità bassissima per tutto ciò che ha riguardato sia la parte redazionale che di manutenzione del sito.
Paradossalmente i risultati migliori sono stai ottenuti negli ultimi sei mesi, durante i quali il livello di attenzione alla gestione degli annunci stessi e stato praticamente prossimo allo zero.
Questo fenomeno giustifica quanto sostenuto da molti, ovvero che Adsense comincia a “funzionare” (se mi si permette il termine) soprattutto sul lungo periodo e, naturalmente, se si riserva un opportuno e ampio intervallo temporale necessario all’assestamento della tipologia degli annunci pubblicati da parte del sistema. Ciò significa che, soprattutto se il sito ospitante non ha un elevato volume di traffico in ingresso, è necessario che passi un discreto lasso di tempo tra l’applicazione delle differenti metodologie di posizionamento (e di formati) che si possono sperimentare per cercare di massimizzare il CTR (Click-through rateW).
Sintetizziamo, quindi, per punti quanto rilevato in 365 giorni di advertising mirato, tenendo presente la “piccola guida di sopravvivenza” che avevo già pubblicato in passato a 60 giorni dall’inserimento di Adsense, e della quale invito caldamente la lettura (o rilettura).
- Se il proprio sito o blog privilegia i contenuti testuali ed ha un layout pulito e povero di immagini è essenziale che si preferisca la pubblicazione di annunci di tipo testuale. Personalmente ho appurato che il feedback relativo ad annunci grafici è stato esattamente pari a zero su queste pagine, sicuramente in funzione del contesto di utilizzo che le vedeva come elementi assolutamente non integrati con quanto pubblicato.
- Il numero di visite in ingresso è rilevante, per un mero discorso statistico, ma non fondamentale. Molto tempo fa, parlando con addetti ai lavori, si diceva che un numero di visite uniche inferiori al migliaio al giorno, non avrebbe consentito un rientro economico nemmeno sufficiente alla copertura delle spese.
In realtà questo è vero solo in parte: se il sito in esame è fortemente tematizzato (come ad esempio questo) si riescono lo stesso ad avere risultati sufficienti. Al momento questo blog, con una media di appena 15.000 visite uniche al mese riesce a raggiungere un eCPM a volte anche superiore alle medie americane (voglio ricordare che il costo medio per 1000 impressioni in Italia è attualmente stimato ad 1 $, mentre il medesimo coefficiente sale a 3 $ per il mercato statunitense).
- Google costituisce la principale fonte di utenti potenzialmente predisposti al click sui banner pubblicitari. Massimizzare le visite da questo motore di ricerca diventa quindi importantissimo per aumentare il CTR: se si vuole incrementare questo fattore è necessario però osservare i trend di ricerca relativi alle keyword “più gettonate”. Questi sono fortemente influenzati dagli eventi e dalla cronaca contemporanea: in taluni casi, quindi, per aumentare la simpatia nei confronti del nostro sito dal parte del motore di ricerca più famoso del mondo, è necessario scrivere articoli mirati su quanto è maggiormente di interesse allo stato dell’arte nel proprio settore di competenza.
- I referrer che non siano motori di ricerca sono quasi del tutto inefficaci: social network, aggregatori di notizie, meme tracker o altro, portano visite che non sono assolutamente significative ai fini non solo dell’advertising, ma anche a qualunque tipi di altra fidelizzazione (ad esempio sottoscrizione di feed). Personalmente ho ridotto al minimo la segnalazione di quanto pubblicato su questo sito tramite tali strumenti, vista la relativa inutilità sotto tutti gli aspetti operativi e di convenienza.
- Il formato migliore di banner è, a mio avviso, il 480 x 60: è poco invasivo e, se usato subito al di sotto del titolo dell’articolo, può far ottenere un ottimo CTR. Lo stesso formato, utilizzato invece alla fine, ha risultati nella media anche se, a volte, consente di registrare eCPM più alti. Gli skyscraper verticali (ad esempio il 120 x 600) sono efficaci ma solo se prossimi alla testata della pagina: il CTR che ho rilevato è molto simile a quello ottenuto con il formato già citato posizionato a fondo articolo.
- Le rendite cominciano ad assestarsi su valori ragionevoli, nel momento stesso in cui anche le visite da Google diventano consistenti: ipotizzando una media di circa 500 accessi unici al giorno, è essenziale che la componente proveniente da motore di ricerca sia prossima almeno all’80 %.
- Come già espresso più volte, non esistono regole precise per aumentare le rendite Adsense e, anche se esistessero, andrebbero applicate e personalizzate a seconda dei casi ed in maniera tale da renderle comunque non generalizzabili. Sicuramente la qualità dei contenuti, aiuta il motore di Adsense ad associare agli stessi annunci più pertinenti e quindi più accattivanti per gli utenti. Pubblicare articoli originali e ben confezionati costituisce quindi un notevole valore aggiunto, tenendo presente che, se pensati in funzione del possibile advertising associabile, non devono essere gioco forza del tutto esaustivi.
In definitiva, giusto per dare un’idea, nell’ultimo anno tramite Adsense sono riuscito a coprire completamente i costi di hosting e di connettività casalinga ed è rimasto qualche spicciolo per l’acquisto di qualche dominio da tenere in caldo per qualche progettino futuro.
E’ evidente che non sono cifre con le quali si potrebbe nemmeno minimamente pensare di sopravvivere ma che, comunque consentono di azzerare almeno i costi vivi di gestione di questo blog. Sfortunatamente non è ancora assolutamente possibile coprire le spese di “produzione” dei contenuti, ma questa al momento è pura utopia.