1 luglio 2009  1

Virus informatici e virus umani

Storia / Tecnologia 

cyberlover-dati-malware-sensibili-virus-webDa quando l’informatica e la diffusione dei personal computer sono bene o male divenute uno stato di fatto nella società odierna, è stato fisiologico cercare verosimiglianze tra le macchine e gli uomini.

Un personal computer, ad una prima analisi, può parzialmente essere paragonato nella sua artificialità, ad un essere umano. Ha una sua intelligenza (simulata o simulabile), una sua memoria (a volte immensamente superiore alla nostra), può compiere azioni e svolgere lavori anche complessi, se collegato alle opportune interfacce robotizzate.

L’idea di fondo che ha spinto l’uomo alla gestione elettronica delle informazioni è stata proprio quella di virtualizzare il proprio status all’ennesima potenza, per poter compiere ed automatizzare tutte quelle operazioni ricorrenti o ricorsive ad una velocità che la nostra “limitata potenza di calcolo” non avrebbe potuto affrontare.

Virtualizzare è un termine ricorrente da almeno tre decenni: in funzione di esso i “desktop” dei nostri pc assomigliano alle nostre scrivanie, anche nel loro apparente disordine, e i nostri videogiochi simulano sempre di più il mondo che ci circonda.

Siamo così ossessionati dal voler replicare la realtà degli eventi anche nel mondo digitale, che siamo riusciti a trasferire anche le modalità di infezione delle nostre malattie nell’universo dei bit e dei byte.

Virus umani e virus informatici: entrambi potenzialmente pericolosi ed insidiosi sia nel reale che nel virtuale.

Ma la differenza non è così sottile come alcuni potrebbero pensare. Molto spesso, ripensando al passato, ipotizzo un ipotetica realtà alternativa in cui gli uomini sono assimilabili a delle macchine dotate di intelligenza artificiale.

In quel mondo, mio padre sarebbe ancora vivo: la sua malattia, se fosse stata di tipo software, sarebbe stata facilmente risolvibile, anche senza l’opportuno anti-virus. Una scheda guasta sarebbe stata facilmente sostituita, mentre una falla critica del sistema sarebbe stata facilmente eliminata reinstallando il sistema stesso e recuperando i dati da un backup periodico.

In quel mondo, probabilmente, io potrei salvare le persone, come nel mondo reale posso salvare le macchine.

Ma quel mondo non esiste, anche se nella nostra realtà esistono i medici che, come gli informatici, possono interagire con i delicati meccanismi che regolano quella macchina meravigliosa che è il corpo umano.

Ma se nel mondo reale io fossi stato un medico e non un informatico, mio padre sarebbe morto lo stesso. Anche se la medicina progredisce giorno per giorno e virus che una volta avrebbero decimato popolazioni oggi sono meno pericolose di un raffreddore, esistono malattie che non possono semplicemente risolversi con la “sostituzione di una scheda”.

La virtualizzazione include in se sia il male che la cura proprio perché è un parto della nostra creatività

Le differenze tra l’intelligenza umana e quella artificiale non si esauriscono solo nell’assenza della coscienza e del libero arbitrio, ma anche nell’origine stessa del mondo artificiale che, forse in un delirio di onnipotenza, l’uomo si ostina a voler replicare e migliorare nei minimi dettagli.

Essere favorevoli al progresso è una buona cosa, ma non bisogna perdere di vista il contatto con la realtà che, a volte e spesso in maniera cruda e spietata, ci mette di fronte a tutti i nostri limiti di esseri finiti.

Nella mia realtà alternativa però, probabilmente non sarei un informatico, forse sarei un medico.

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Commenti (1) -

turnoff
turnoff
01 lug 2009 alle 21:00  01
Clap clap clap!! Clap clap clap!!
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