18 novembre 2007  0

Anticipati i contenuti del dossier messo a punto dal Ministero del Lavoro su Occupazione e Lavoro Precario

Cesare Damiano Il 13 novembre 2007 il Ministro del Lavoro On.le Cesare Damiano e il Dirigente del Coordinamento Statistico Dott. Stefano Patriarca hanno presentato un’analisi del Ministero del Lavoro sui dati Istat relativi ad occupazione e forme di lavoro precario. A seguire, alcuni passi tratti dalla rassegna stampa pubblicata sul sito dell'omonimo organo di governo:

In Italia sono 2.719.000 i lavoratori con contratti a termine nel 2006, pari al 13,1% dei dipendenti totali, una percentuale che se anche al di sotto della media europea, si caratterizza per un’incidenza particolare su alcune figure sociali (giovani e donne), per la presenza (a differenza degli altri paesi) di un’area di precariato anche nel lavoro autonomo (collaborazioni e prestazioni occasionali). Da quanto emerge dalla ricerca, si riscontra tra i contratti a termine una percentuale piuttosto alta di occupati anche a part-time rispetto alla media degli occupati, un dato che secondo Stefano Patriarca,coordinatore del lavoro di ricerca, merita una riflessione più approfondita. L’indagine evidenzia, inoltre, come i lavoratori dipendenti a termine non agricoli che si trovano ancora in una situazione di flessibilità dopo 36 mesi dal primo contratto, siano circa un quarto del totale.

L’elemento che sembra emergere in modo preoccupante è non tanto il dato assoluto della precarietà, quanto il fatto che le attuali forme di flessibilità non sembrano garantire, dopo il primo accesso a termine, un percorso lavorativo di conversione in lavoro stabile. E’ proprio nella difficoltà di consentire un’uscita dal lavoro precario per più di un quarto di coloro che accedono con queste forme al mercato del lavoro, che vi è un’anomalia da correggere nel funzionamento del mercato del lavoro italiano.  

“Ma i dati realmente sorprendenti – ha affermato il Ministro Damiano - riguardano l’apprendistato”. Oltre un terzo degli apprendisti, infatti, dopo tre anni è ancora a termine. Il Ministro ha quindi  informato la stampa che il Governo intende aprire una discussione per affrontare il tema dell’apprendistato al fine di ricondurre questa
modalità contrattuale alla funzione originaria che per natura gli spetta, quella di formazione.

E' ormai evidente che la Legge BiagiW non ha portato i benefici sperati. Il ricorso e la spinta sul lavoro flessibile, efficace in realtà territoriali ben diverse da quella italiana, non hanno fatto altro che aumentare ulteriormente la precarietà ed il lavoro sommerso (detto anche lavoro "nero"), questo perchè di concerto all'attuazione della legge non ha fatto seguito anche una relativa riforma degli ammortizzatori sociali.

La precarietà di lavoratori giovani e meno giovani è un dato di fatto, l'obiettivo di un lavoro stabile diventa sempre più difficile da raggiungere. Le stesse tipologie di lavoro precario si potrebbero ormai quasi classificare secondo una graduatoria di maggiore o minore instabilità (Tirocini Formativi, Co.Co.Co, Co.Co.Pro, Tempi determinati, ...).

Affido l'argomento ai miei lettori per ulteriori punti di discussione sui dati citati.

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