Il 13 novembre 2007 il Ministro del Lavoro On.le Cesare Damiano e il Dirigente del
Coordinamento Statistico Dott. Stefano Patriarca hanno presentato
un’analisi del Ministero del Lavoro sui dati Istat relativi ad occupazione e
forme di lavoro precario. A seguire, alcuni passi tratti dalla rassegna stampa pubblicata sul sito dell'omonimo organo di governo:
In Italia sono 2.719.000 i lavoratori con contratti a termine nel 2006,
pari al 13,1% dei dipendenti totali, una percentuale che se anche al di
sotto della media europea, si caratterizza per un’incidenza particolare
su alcune figure sociali (giovani e donne), per la presenza (a
differenza degli altri paesi) di un’area di precariato anche nel lavoro
autonomo (collaborazioni e prestazioni occasionali). Da quanto emerge
dalla ricerca, si riscontra tra i contratti a termine una percentuale
piuttosto alta di occupati anche a part-time rispetto alla media degli
occupati, un dato che secondo Stefano Patriarca,coordinatore del lavoro
di ricerca, merita una riflessione più approfondita. L’indagine
evidenzia, inoltre, come i lavoratori dipendenti a termine non agricoli
che si trovano ancora in una situazione di flessibilità dopo 36 mesi
dal primo contratto, siano circa un quarto del totale.
L’elemento
che sembra emergere in modo preoccupante è non tanto il dato assoluto
della precarietà, quanto il fatto che le attuali forme di flessibilità
non sembrano garantire, dopo il primo accesso a termine, un percorso
lavorativo di conversione in lavoro stabile. E’ proprio nella
difficoltà di consentire un’uscita dal lavoro precario per più di un
quarto di coloro che accedono con queste forme al mercato del lavoro,
che vi è un’anomalia da correggere nel funzionamento del mercato del
lavoro italiano.
“Ma i dati realmente sorprendenti – ha
affermato il Ministro Damiano - riguardano l’apprendistato”. Oltre un
terzo degli apprendisti, infatti, dopo tre anni è ancora a termine. Il
Ministro ha quindi informato la stampa che il Governo intende aprire
una discussione per affrontare il tema dell’apprendistato al fine di
ricondurre questa modalità contrattuale alla funzione originaria che
per natura gli spetta, quella di formazione.
E' ormai evidente che la Legge BiagiW non ha portato i benefici sperati. Il ricorso e la spinta sul lavoro flessibile, efficace in realtà territoriali ben diverse da quella italiana, non hanno fatto altro che aumentare ulteriormente la precarietà ed il lavoro sommerso (detto anche lavoro "nero"), questo perchè di concerto all'attuazione della legge non ha fatto seguito anche una relativa riforma degli ammortizzatori sociali.
La precarietà di lavoratori giovani e meno giovani è un dato di fatto, l'obiettivo di un lavoro stabile diventa sempre più difficile da raggiungere. Le stesse tipologie di lavoro precario si potrebbero ormai quasi classificare secondo una graduatoria di maggiore o minore instabilità (Tirocini Formativi, Co.Co.Co, Co.Co.Pro, Tempi determinati, ...).
Affido l'argomento ai miei lettori per ulteriori punti di discussione sui dati citati.